“La Storia di Noi”

È un progetto di un libro scritto da tutti quelli che vorranno partecipare partendo da questo mio input che sarà rinnovato con cadenza settimanale. In pratica, chiunque lo voglia, potrà continuare il capitolo come meglio crede usando i commenti su facebook oppure in questo blog. I migliori commenti saranno selezionati per proseguire il libro. Possono partecipare scrittori professionisti ( su’ via, non fate i divi) oppure dilettanti o anche alle prime armi. Non si vince niente “SAPEVATELO” ma una volta terminato il libro sarà pubblicato con i nomi di tutti gli scrittori e il ricavato devoluto a una società di beneficienza da stabilire ( magari insieme?)

By F. Guzzardi

Capitolo 1: Il regista e la commessa

A cosa pensi ora, se pensi ancora a te? Quale pretensione se, ho aggiunto alla borsa della spesa un altro particolare, non poco per chi sta bene, stai bene? Tu, voglio dire, ginnastica artificiale e priva di sudore, pensi di esser mai stata più lontana di adesso? Accendi la luce, sinonimo di aprire la strada o la mente ma, ella mente, disse l’attore che appena sceso dal palco inciampò in un amore. Era chiaro però, che usava chiamare così tutti i battiti del cuore che andavano oltre una certa frequenza, quella che di solito transita fra un cappuccino ed un bacio, fra un addio e una attrazione. Attrare, calamitare, appiccicare, incollare, quale dramma era previsto prima di quella fusione di sguardi? Il regista l’aveva solo immaginata, si, l’ultima scena riesce sempre a tutti perché i muscoli del collo sono sempre più rilassati, come dopo un orgasmo, si riesce a dire cose di una follia inaudita oppure il niente, quasi a meditare sul vuoto. Era vuota anche la vita della commessa che applaudiva alla fine di ogni atto. Spettatrice unica, forse pagante (nel senso che ne soffriva) e rimpiangeva di tutto anche l’ultima visita dal ginecologo, lei che a sguardi non aveva mai tradito nessuno, all’improvviso rivoltò il copione e si mise a piangere, come fanno gli artisti di fronte alla bellezza, perché`, dicono non “esiste niente di meglio che il provare invidia delle opere altrui”. 

Photo by Alberto Bigoni on Unsplash

“Lei mi stupisce, signora, d’altra parte non creda che per il solo fatto di aver pagato un biglietto, le sia consentita la contemplazione. Contemplare è un dono (un altro?) divino. La divinità esiste nella pazzia e quale maggiore follia esiste se non quella che agita il divoratore di palcoscenico?”

Il regista smise di parlare ma anche il fiato della donna si era accorciato, non capita mai,   l’amore di notte, dopo una giornata di facchinaggio e non fu la volta buona neanche quella, tanto che la commessa strinse le gambe dopo aver preso posizione in prima fila. Sapeva già che l’artista, le avrebbe sputato in faccia qualche verso, capita quando sei in prima fila, capita quando paghi il biglietto.  

Era notte fondo poi, come capita spesso nelle storie inventate, la donna si scusò ancora e lo fece con garbo, come conviene sempre, considerata l’ora. “Lei dottore, è un chiaro esempio di talento inespresso”! E lo disse mentre tirava fuori la lingua ma non in segno di scherno e neanche con sottointesi sessuali, solo stava per vomitare a causa del vino a cui non era abituata.  “E lei viene spesso a quest’ora”? chiese il regista imbarazzato, per poi scoppiare in una risata a cui si unì il ghigno della commessa impaurita. 

Eppure, il teatro vibrava di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Si ascoltavano in lontananza alcune note di quell’autore alternativo, si, uno di quei musicisti di avanguardia dediti all’alcol e alle donne. Assordante, così come si presentava anche la signora in pelliccia di elefante ( pareva) con brillanti di caviale ( licenza poetica). La cassiera inespressiva masticava un chewing gum.

26 Giorni

26 Giorni

Il taxi non tardo` ad arrivare, ed io m’incamminai verso l’uscita. Mi feci lasciare a qualche isolato dalla mia destinazione, dove alcuni amici mi aspettavano. Mi soffermai ad osservare il gioco di luci delle vetrine accese nel centro di Manhattan, come un bambino alla sua prima uscita. Osservavo la gente intorno e mi dicevo che forse nessun’altra citta` al mondo sa essere come New York, con le luci artificiali che si alternano alla luce del giorno in una simbiosi quasi naturale.

Mi sedetti sulla panchina alla fermata dei bus, solo per osservare le macchine gialle che sfrecciavano in un disordine organizzato. Mi chiesi anche se non fosse un po snob, organizzare una mostra fotografica nel cuore della notte, poco importava il talento dell’autore ma il fatto che richiedesse una buona dose di narcisismo, particolarita` che credevo esclusiva degli scrittori o dei cantanti navigati.

“Dove comincia il reale se non in quello che noi cerchiamo?Le risposte vere sono solo quelle che ci aspettiamo, l’immaginario è impercettibile e confondibile. Il viaggio dell’essere, o perlomeno del mio essere, era cominciato da tempo ma non ne conoscevo i dettagli.
Il vento smise di bussare alla finestra, forse aveva esaurito i suoi suggerimenti, ed io aspettavo di consumare il mio giorno cosciente di essere.”

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