Non credere a tutto ciò che pensi di te stesso

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F. Guzzardi 

Sebbene la maggior parte di noi faccia il possibile, in un dato momento, ci saranno inevitabilmente attimi in cui il nostro io non ideale si rialza di brutto, nonostante i nostri più grandi sforzi, le nostre emozioni ci tradiscono ed i comportamenti reattivi si innescano.
Le parti non proprio belle di noi stessi emergono a dispetto di noi. Sono le tendenze che vivono dentro ognuno di noi, i primitivi istinti di base con cui siamo nati e che presto impariamo essere inaccettabili. Questi includono rabbia, avidità, gelosia, dipendenza, procrastinazione e  altri tipi  di comportamenti autodistruttivi.
Carl Jung si riferiva a questi istinti, o lati oscuri delle nostre personalità, come i nostri sé ombra. Sono stati ritratti attraverso i media nel tempo, nei miti, nei film, nelle arti e nella letteratura greca, e incarnati da personaggi famosi da Darth Vader ad Amleto. “L’ombra non è un errore o un difetto”, affermano Connie Zweig e Steve Wolf, autori di Romancing the Shadow: Illuminating the Dark Side of the Soul. “E` la  parte dell’ordine naturale di chi siamo. E non è un problema da risolvere; è un mistero da affrontare. Ha il potere di connetterci alla piu` profonda immaginazione. “
In qualunque modo chiamiamo queste parti della nostra personalità, la cosa importante da ricordare è che sono solo queste parti. Non sono la somma di chi siamo. Tuttavia, se permettiamo loro di dirottare il nostro lato migliore, hanno il potenziale per sabotare le nostre relazioni, il nostro benessere e, in definitiva, le nostre vite.

La consapevolezza è la chiave

 Il paradosso è che se vogliamo cambiare le cose che odiamo di noi stessi, il sé ombra, dobbiamo prima imparare ad accettarle.
“Abbiamo tutti i nostri lati ombra. Non sono il male “, dice Allan Lokos, insegnante di meditazione e autrice di Patience: The Art of Peaceful Living. “È quando non abbiamo consapevolezza che i problemi sorgono. Solo una volta che siamo consapevoli possiamo cambiare “.

Il punto di partenza per questo cambiamento è la consapevolezza. La consapevolezza del nostro comportamento, senza giudizio o critica severa, è al centro della consapevolezza. “Possiamo osservare le nostre azioni e le nostre parole con consapevolezza”, suggerisce Lokos, “e decidere se causano agio o disagio. Possiamo quindi dire a noi stessi: “Questo tipo di pensiero o di parlare non mi servirà bene. Né servirà a chi mi circonda . Posso fare di meglio.'”
Vivere consapevolmente include essere consapevoli delle parole che usiamo. Le parole sono strumenti potenti. Formano le nostre vite, le nostre relazioni e persino il nostro senso del valore. Prima di parlare, prendi quella pausa sacra e chiediti: quel che sto per dire puo` essere d’aiuto? È il caso di dirlo? In caso di dubbio, non dire nulla. Come Lokos, dice: “Non puoi mettere il piede nella nostra bocca se non è aperta”.
È importante anche notare il nostro parlare di sé in negativo e chiederci quali sono le convinzioni che lo rafforzano. Ciò su cui focalizziamo i nostri pensieri diventa l’inclinazione della mente.

 Auto compassione

La consapevolezza è più che semplicemente essere consapevoli; è consapevolezza con auto-compassione. I componenti di auto-compassione includono la gentilezza verso il sé, l’umanità comune (o vedere le nostre esperienze come parte di una più grande esperienza umana piuttosto che isolata), ed essere consapevoli (piuttosto che sovraidentificarsi con i nostri pensieri o sentimenti).
In poche parole, auto-compassione significa trattare te stesso con la stessa gentilezza e umanità con cui tratterai coloro che ami. Non deve essere confuso con l’egoismo o la mancanza di riguardo per gli altri. Al contrario. Non possiamo avere vera compassione per gli altri se non lo facciamo per noi stessi. Quindi, se una relazione sana è ciò per cui ci battiamo, con noi stessi o con gli altri, la compassione non è negoziabile. Ciò include avere compassione per le parti “peggiori” percepite di noi stessi.

 Auto-perdono

Inestricabile dall’autocompiacimento è l’auto-perdono. Forse più difficile del perdonare le malefatte altrui è perdonare noi stessi. Molti di noi hanno avuto momenti in cui desidereremmo poterci riprendere, quando le nostre emozioni ci tradiscono o le nostre parole vengono fuori con meno tatto che d’abitudine . Possiamo ricordare a noi stessi la nostra comune umanità, che siamo tutti sulla stessa barca. Quando ci comportiamo male, l’auto-perdono non significa che sia giusto ripetere quel comportamento. Tuttavia, come afferma Lokos, possiamo osservare quel comportamento e decidere di fare meglio la prossima volta.

Abbraccia il tuo lato peggiore

È importante tenere a mente che le nostre autovalutazioni negative a volte (se non la maggior parte delle volte) sono meno accurate, poiché tendiamo ad essere i nostri peggiori critici. Sì, di tanto in tanto potremmo usare grosse parole verso noi stessi, ma l’obiettivo è di farlo meno spesso. Se ci vergogniamo e incolpiamo noi stessi ogni volta che ci roviniamo, stiamo compromettendo non solo il nostro benessere emotivo e psicologico, ma anche la nostra salute fisica, perché l’aggrapparci alle lamentele, è correlato ad un più alto rischio di malattia.
Gli esseri umani sono intrinsecamente imperfetti e, come tali, commettono errori. Se non cadessimo sulle nostre facce di tanto in tanto, non cresceremmo. Tutto quello che possiamo fare è vivere le nostre vite con le migliori intenzioni, e quando cadiamo semplicemente ammettiamolo e giuriamo di fare meglio la prossima volta. E ricordiamoci che, in ogni momento, la parte migliore di noi sta facendo il meglio che puo`.

 

Le bugie vengono da Marte o da Venere?

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by Susanna Casubolo
 Le bugie sono un fenomeno diffuso e hanno lo scopo di facilitare i rapporti interpersonali. Le persone maggiormente interessate all’impressione che hanno sugli altri mentono di più e vedono nella bugia un facile mezzo per costruirsi un’identità sociale più piacevole.
Il 50% delle bugie che vengono dette servono a ottenere vantaggi personali, dare una buona impressione, proteggersi da imbarazzo o disapprovazione (self-oriented lies), l’altro 50% delle bugie dette è diviso equamente tra quelle che vengono dette per proteggere l’interesse degli altri (other-oriented lies) e quelle che vengono dette per favorire le relazioni interpersonali (social-oriented lies).
Ma si mente di più sul pianeta Marte o sul pianeta Venere?
Secondo uno studio (Burgoon, Buller, Granire e Kalbfleish, 1998) gli uomini tendono a dire più bugie a proprio vantaggio (self-oriented lies) mentre le donne tendono a dire più bugie a vantaggio dell’altro (other-oriented) soprattutto nelle interazioni con altre donne, le cosiddette “bugie bianche”.
Altri due studi hanno confermato la tendenza dei Marziani a mentire più spesso e volentieri delle Venusiane. Nel primo studio fatto un sito web britannico di comparazione assicurazioni, Paying TooMuch.com, gli uomini hanno ammesso di mentire almeno 3 o 4 volte a settimana per una media di 208 volte l’anno, contro le 156 volte delle donne; nel secondo studio commissionato da Bmw Financial Services la percentuale aumenta, l’uomo viaggia su una media di 3 bugie al giorno, totalizzando 1.092 bugie in un anno, la donna, invece, non supera le due bugie quotidiane, per un totale di 728 all’anno.
Anche se ci sono bugie frequenti comuni tra i due pianeti la frequenza con cui vengono dette le stesse bugie è diversa secondo la ricerca commissionata da Bmw Financial Services.
La classifica delle bugie più ricorrenti provenienti dal pianeta Marte:
  1. “non ho bevuto molto”
  2. “sto bene, non c’è nulla che non va”
  3. “il cellulare non prendeva”
  4. “non ho speso molto”
  5. “sto arrivando”
La classifica delle bugie più ricorrenti provenienti dal pianeta Venere:
  1. “sto bene, non c’è nulla che non va”
  2. “non so dove sia, io non l’ho toccato”
  3. “non ho speso molto”
  4. “non ho bevuto tanto”
  5. “ho mal di testa”.
I ricercatori McCornack e Parks (1990) hanno inoltre cercato di scoprire se ci siano differenze tra uomini e donne nella capacità di scoprire una bugia del proprio partner. A cinque coppie di fidanzati sono stati presentati dei frammenti di registrazione nei quali i rispettivi partner dicevano la verità o una bugia. I risultati hanno indicato che le donne riescono maggiormente a scoprire che il partner sta mentendo, indipendentemente dal grado di sviluppo della relazione e della maggiore conoscenza del proprio partner.
Una spiegazione a questo risultato potrebbe essere che le donne hanno un ruolo sociale improntato maggiormente alla discriminazione delle emozioni dell’altro, e quindi sono maggiormente concentrate sui segnali non verbali della comunicazione, che proprio a questo servono oltre che a fornire feedback e segnali di sincronizzazione con l’altro. E’ proprio nella comunicazione non verbale che sembra più facile riconoscere indici di menzogna, di conseguenza le donne possono apparire più abili degli uomini a riconoscere una bugia.
Anche se gli abitanti di Marte sono stati individuati dalle ricerche come più bugiardi delle abitanti di Venere, quando si parla di frottole online le bugie fioccano da entrambi i pianeti portando uomini e donne verso un ex equo.
Ali Hortacsu, Gunther J. Hitsch e Dan Ariely (2004) hanno analizzato i dati di circa 30.000 utenti provenienti da uno dei principali siti d’incontri statunitense, divisi fra Boston e San Diego. Sia gli uomini che le donne hanno mentito nel proprio profilo sull’altezza (in media 2,5 cm più alti della media nazionale), sul peso (10 kg in meno della media nazionale), sulla bellezza (dichiarandosi “sopra la media” nel 70% dei casi per le donne e nel 67% dei casi per gli uomini).
Beatifulpeople.com, un celebre sito internazionale d’incontri a cui possono iscriversi solo persone belle dopo aver superato un dura selezione, ha commissionato un sondaggio all’agenzia di ricerca Opinion Matters che ha dimostrato che gli uomini, per apparire più affascinanti, mentono principalmente sul loro lavoro, sulla propria altezza e in generale sul fisico (spesso descritto come quello di un atleta) e le donne nascondono il loro vero peso, l’età e le proprie forme. L’uomo quando è online dichiara di guadagnare più per far apparire il proprio lavoro più interessante, si dichiara qualche centimetro più alto, e sistema i chili per dimostrarsi atletico: il fisico atletico e sportivo è d’obbligo come un lavoro prestigioso. La donna quando è online dichiara di avere qualche chilo in meno, di essere più giovane e avere un seno più prosperoso, ma non mancano le bugie legate all’altezza e alla propria condizione economica.
Quindi pur di costruire un curriculum dell’amore appetibile, e creare opportunità di incontro, sia uomini che donne sono disposti mentire, aggiungendo qualche centimetro, togliendo un chiletto qua e là, scalando qualche mese per ridurre l’età, ma quando poi la “realtà virtuale” si incontra con la “realtà reale” forse il perdono non è così difficile perché si sa… siamo tutti bugiardi!

Viene prima il desiderio o il sesso?

Per la maggior parte degli uomini, la libido è un “motore” che li spinge verso il sesso. Lo vogliono e quindi vanno oltre il desiderio. Alcuni  studi recenti mostrano che, quando molte donne, forse la maggior parte, hanno degli incontri sessuali,all’inizio si sentono eroticamente neutre. Poi, secondo Rosemary Basson, MD, professore di psichiatria presso la University of British Columbia di Vancouver,le donne si lasciano  andare prima al sesso, e solo alla fine all’esperienza del desiderio. In altre parole, per molte donne, forse la maggioranza, il desiderio non è la causa del sesso, ma il suo risultato.L’idea che il desiderio sia il seguito di un buon sesso, si trasforma in nozioni convenzionali di libido a testa in giù. Ma l’intuizione di Basson prevede anche le prospettive che possano aiutare gli uomini e le donne a capirsi e godere di una maggiore soddisfazione sessuale.

Le donne hanno veramente bisogno di un esteso   “Tempo di riscaldamento”.

 Dopo il Viagra, Molti integratori pretendono di aumentare la libido femminile, e  dopo il Viagra, le aziende farmaceutiche si sono affrettate a sviluppare farmaci per aumentare il desiderio nelle donne. Ma se la è Basson ha ragione, e molti sessuologi la pensano pensano cosi`, farmaci ed integratori possono solo mettere il carro davanti ai buoi erotici.La domanda non è: Che cosa provoca il desiderio delle donne? La vera domanda è: che tipo di approccio erotico permette alle donne di sentirsi rilassate, protette, e amate abbastanza per godere del sesso e, infine, l’esperienza desiderio?

In decine di indagini sessuali nel corso degli ultimi 40 anni, le donne dichiarano di preferire un approccio piacevole, giocoso, fare l’amore sensuale sulla base di tutto il corpo,  massaggio reciproco che alla fine (dopo il 30 a 45 minuti) porta a carezze genitali. Top denuncia erotico delle donne è che gli uomini sono troppo affrettati e troppo concentrati su seni e sui genitali, e che finiscano prima  che le donne comincino ad interessarsi all’affare.

Visto attraverso la lente di lavoro della Basson, questo ha perfettamente senso. Lo stile classico, porno di ispirazione maschile “wham, bam” del sesso non consente alle donne il tempo di riscaldamento necessario a sentirsi sufficientemente rilassate e valutate in modo che possano sperimentare il desiderio. 

Quindi, signore, se vi sentite sessualmente neutre durante  un intermezzo erotico, e` normale. Se siete “lente” per eccitarvi e` normale. Se vi piacciaono un sacco di baci e coccole e massaggi prima che le cose progrediscono fino al sesso genitale, e` normale.

 E voi signori, se volete tenervi accesi, dovete rallentare, e poi rallentare e di più.
 Baciala, tienila stretta, e accarezzale dolcemente ogni centimetro quadrato del corpo, dal cuoio capelluto, in piedi per almeno 30 minuti prima di toccare i suoi seni e genitali.

Considerazione personale

 by 
FGuzzardi

  “Questi sconvolgenti risultati di ricerca, mi sembrano di una ovvieta` disarmante. Sara` perche` ho passato la cinquantina, o perche ho letto troppi “Grand Hotel” da giovane, ma se c’era veramente bisogno di uno studio dell’ovvio allora eccolo.
I miei dubbi riguardo la sessuologia o la psicologia in generale, rimangono forti, non per la vericidita` dell’informazione ma per la sua disarmante banale e logica conseguenza.
In pratica, la societa` introduce per evoluzione imposta, una modificazione di alcune leggi naturali che sono l’istinto maschile dell’inseminazione, e quello femminile della gravidanza. Si cerca di separare il desiderio dal loro contesto naturale (e questo mi trova d’accordo), cercando il piacere fine a se stesso.
Questa evoluzione legittima in una visione di benessere di coppia mi sembra vada differenziata per coppia, e forse per ogni momento di una coppia. Quello e le cose che stimolano i sensi di una donna e di un uomo, possono variare a secondo del tempo, della durata di una relazione che non puo` essere la stessa dopo 10 anni, come giustamente faceva notare la dottoressa Basson, quindi un’adattamento alla relazione anche di tipo sessuale  s’impone, e questa non puo` che essere diversa per ogni soggetto e per ogni coppia”.

 

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