La Storia di noi Parte 2

libro

“La Storia di Noi”

Il regista e la commessa prima parte by F. G.

È un progetto di un libro scritto da tutti quelli che vorranno partecipare, partendo da questo mio input che sarà rinnovato con cadenza settimanale. In pratica, chiunque lo voglia, potrà continuare con il capitolo come meglio credo usando i commenti su facebook oppure in questo blog. I migliori commenti saranno selezionati fra i vostri commenti, per proseguire il libro. Possono partecipare scrittori professionisti ( su via non fate i divi) oppure dilettanti o anche alle prime armi. Non si vince niente “SAPEVATELO” ma una volta terminato il libro sarà pubblicato con i nomi di tutti gli scrittori e il ricavato devoluto a una società di beneficienza da stabilire ( magari insieme?)

A cosa pensi ora, se pensi ancora a te? Quale pretensione se, ho aggiunto alla borsa della spesa, un altro particolare, non poco per chi sta bene, stai bene? Tu, voglio dire, ginnastica artificiale e priva di sudore, pensi di esser mai stata più lontana di adesso? Accendi la luce, sinonimo di aprire la strada o la mente ma, ella mente, disse l’attore che appena sceso dal palco inciampò in un amore, era chiaro però, che usava chiamare così tutti i battiti del cuore che andavano oltre una certa frequenza, quella che di solito transita fra un cappuccino ed un bacio, fra un addio e una attrazione. Attrare, calamitare, appiccicare, incollare, quale dramma era previsto prima di questa fusione di sguardi? Il regista l’aveva solo immaginata, si, l’ultima scena riesce sempre a tutti perché i muscoli del collo sono sempre più rilassati, come dopo un orgasmo, si riesce a dire cose di una follia inaudita oppure il niente, quasi a meditare sul vuoto. Era vuota anche la vita della commessa che applaudiva alla fine di ogni atto. Spettatrice unica, forse pagante (nel senso che ne soffriva) e rimpiangeva di tutto anche l’ultima visita dal ginecologo, lei che a sguardi non aveva mai tradito nessuno, all’improvviso rivoltò il copione e si mise a piangere, come fanno gli artisti di fronte alla bellezza, perché`, dicono non “esiste niente di meglio che il provare invidia delle opere altrui”. 

“Lei mi stupisce, signora, d’altra parte non creda che il solo fatto di aver pagato un biglietto, le sia consentita la contemplazione. Contemplare è un dono (un altro?) divino. La divinità esiste nella pazzia e quale maggiore follia esiste se non quella che agita il divoratore di palcoscenico?”

Il regista smise di parlare ma anche il fiato della donna si era accorciato, non capita mai   l’amore di notte dopo una giornata di facchinaggio e non fu la volta buona neanche quella, tanto che la commessa strinse le gambe dopo aver preso posizione in prima fila. Sapeva già che l’artista, le avrebbe sputato in faccia qualche verso, capita quando sei in prima fila, capita quando paghi il biglietto.  

Era notte fondo poi, come capita spesso nelle storie inventate, la donna si scusò ancora e lo fece con garbo, come conviene sempre, considerata l’ora. “Lei dottore, è un chiaro esempio di talento inespresso”! E lo disse mentre tirava fuori la lingua ma non in segno di scherno e neanche con sottointesi sessuali, solo stava per vomitare a causa del vino a cui non era abituata.  “E lei viene spesso a quest’ora”? chiese il regista imbarazzato, per poi scoppiare in una risata a cui si unì il ghigno della commessa impaurita. 

Eppure, il teatro vibrava di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Si ascoltavano in lontananza alcune note di quell’autore alternativo, si, uno di quei musicisti di avanguardia dediti all’alcol e alle donne. Assordante, così come si presentava anche la signora in pelliccia di elefante (pareva) con brillanti di caviale (licenza poetica). La cassiera inespressiva masticava un chewing gum.

Seconda parte del primo capitolo. Vi invito ancora una volt a a partecipare scrivendo la vostra parte della storia nei commenti del blog, con il vostro nome, Invito speciale per gli scrittori Roberto Sironi, Michele Iacono  e Susanna Casubolo ( mia ispiratrice).

Per ispirarvi diciamo che la storia dovrebbe girare attorno agli anni settanta in Italia, alle lotte armate di destra e sinistra.

Allo stesso tempo, accettiamo suggestioni di eventuali  associazioni benefiche a cui devolvere i ricavati del futuro libro.

Il regista e la Commessa parte seconda by F. G

Photo by Genaro Servín on Pexels.com

L’attore si presentò d’istinto, riconoscendo fra l’altro le labbra carnose della commessa che incitava il bel ragazzo a ricordare anche i più intimi particolari del primo e unico lontano incontro. Lui fece finta di niente e le lacrime gocciolarono fra naso e lentiggini, le sole cose sproporzionate del suo corpo di ragazzina che lei, la commessa aveva conservato, in apparenza lo commossero. 

“Mai fidarsi delle lacrime di un’artista! “disse lei “ma di una donna mezza ubriaca certamente si”! 

L’uomo aveva conservato il suo stupore nonostante anni di palcoscenico, si chiamava Aldo, Aldo Fioravanti e viveva d’arte. 

Il rinnovarsi delle cose che cambiano

  
  By F. Guzzardi
Sono le cose che cambiano, hanno il senso della memoria, si cibano di illusioni e delle cose che restano, sono le appendici dell’io genetico, che ci porta ad errare sempre. Questo e` un estratto di una memoria degli emigranti Italiani in America ma potrebbe essere anche un altro popolo, uno a caso, Siriano, Palestinese o altro. E` un pezzo di una vecchia storia, troppo vecchia, gia` dimenticata e rinnovata in altre salse, piu` moderne , adatte al ciclo della vita.
Nella storia e geografia (anche per uso scolastico) scritta
da un certo Hendrick Villen Von Loon pubblicata in Filadelfia
nel 1922, si legge: ” I greci ebbero i loro rivali. Noi chiamiamo
romani questi rivali. Ora voi li vedete ogni giorno. Essi non conquistano
più il mondo come i loro antenati ma sono sporchi e lavorano nelle  ferrovie o vendono le banana e le nocciuole.”
Una professoressa della “Western Review” dette ai suoi scolari il seguente tema: “Enumerate le ragioni dell’inferiorità degli Italiani agli Americani.”
Un ufficiale della città di Cleveland, invitato a parlare in
una chiesa disse: “I violatori della legge della proibizione (delle
bevande alcooliche) sono per la maggior parte italiani. Io caricherei
questa gente su vapori e li affonderei in alto mare.”
E di esempi simili se ne potrebbero citare a centinaia !
A tutto questo si aggiunge la ragione etnica profonda dell’invidia,
e molte volte dell’odio, di cui è circondato l’Italiano in
America, e che risale al carattere stesso cosmopolita della popolazione
del paese. 
Gli Stati Uniti non possono ancora accampare
una razza propria. Solo oggi van facendo sforzi ciclopici per formarsi
una nazionalità tipica, tutta sua. Popoli d’ogni stirpe e
nazione son qui venuti, e continuano a venire. Finora il paese è
stato campo di gigantesche competizioni di razze. Dai vari  connubi
sorge la presente generazione di questo paese ove la popolazione,
americanizzata a mezzo degli sforzi del Governo, ha finora
cercato di escogitare leggi e di dettare ordini tali da mantenere
la compagine nazionale e, nello stesso tempo, di non urtare
gl’interessi, la suscettibilità e la sentimentalità dei popoli
dalle varie razze.
In una popolazione così fatta di mescolanze, il più forte è
quello che vince e che domina. L’imposizione finora venne dettata
per lo più dagli Anglo-Sassoni; da qualche tempo gl’Irlandesi
un giorno disprezzati (come oggi lo sono gl’Italiani) si sono
avanzati seguiti subito dai Tedeschi; anche i Polacchi si affacciano
all’orizzonte della vita pubblica; su di tutti, poi, si stendono
i tentacoli della razza Ebrea che, in questo paese, ha finalmente
trovato l’Eldorado della sua errante vita.
Naturalmente il pregiudizio di razza, l’invidia, il timore, la
ostilità palese ed occulta degli altri popoli che temono il nostro
genio e che scorgono in noi la razza forte sono le influenze
sempre pronte ad esagerare i nostri difetti, ad esporci nella più
sinistra luce, nel mentre che, con deliberata malizia, si ignora o
travisa quel che ci torna a gloria ed onore.
E’ una continua opera di “svalutazione” d’ogni cosa, o impresa,
o avvenimento italiano elevato, che si opera, comunque ed
ovunque, ai nostri danni.
La vita dell’Italiano in America, dunque, negli ultimi cinquanta
anni o poco più, è stata tutta una tristissima odissea.
Questa nostra povera emigrazione non registrò nel libro della
sua storia che pagine di dolore. Le più violente esplosioni di
xenofobia della popolazione indigena (che di solito si commuove
fino al delirio per le sofferenze d’un cane, d’un gatto o d’un cavallo)
si abbatterono sui rampolli randagi della razza nostra. E’
incredibile la barbara persecuzione a cui sovente furono fatti
segno, dalla plebe briaca d’odio e di vendetta, ad ogni minimo,
insignificante, stupido pretesto, gl’Italiani.
E’ un fatto che la nostra derelitta, eternamente errante popolazione
fu vittima di persecuzione selvaggia, accanita, diuturna:
dai delittuosi avvenimenti di New Orleans, allorché parecchie
diecine di Italiani furono trucidati, al povero operaio angariato,
insultato, battuto, ucciso, nelle miniere, per le campagne,
nelle fabbriche ; dai linciaggi quotidiani negli Stati del Sud,
agli assalti vigliacchi contro il derelitto “guinea”, alla caccia feroce
del malcapitato “dago” per le vie popolose delle grandi città,
fino agli sbalorditivi, luttuosi fatti idi West Frankfort, nell’Illinois
— recenti — allorché tutta una Colonia Italiana (in maggioranza
composta di Emiliani e Marchigiani) dovette lasciare
il suo tetto, il suo pane, il suo bestiame, tutte le cose care della
sua vita nuova, sollevare a braccia i suoi malati, le sue donne, i
suoi vecchi, i suoi bambini, e risalire la via del calvario, nel buio,
verso l’ignoto, lasciando dietro di se traccie di sangue, poveri
corpi sbranati dalla canaglia furibonda, che incalzava ancora,
implacabile!… Lo stesso accadde — recentissimamente — a Beaverdale,
Pa.
Ricordiamo che nel 1915 una intera colonia onesta e laboriosa
veniva minacciata di orribile punizione se non lasciava
Bedford, Indiana ; nello Stato del Mississippi i nostri operai nel
1913 vennero fatti segno a crudeli sevizie ed ai fanciulli italiani
veniva perfino proibito, come ai Giapponesi ed ai Cinesi, in California
ed altrove, di frequentare le scuole pubbliche. Un connazionale
che osò alzare la voce, protestando, fu impiccato!

Perché` non possiamo essere antiamericani

La ragione principale e` molto semplice.
Perche` gli americani non esistono! Gli americani sono i tassisti marocchini venuti a cercare lavoro dopo aver vinto la lotteria per la “Green card”, sono gli ebrei,e i discendenti africani,sono gli italiani partiti da Palermo o da Napoli, i Messicani che attraversano la frontiera  camminando per giorni ,sono gli studenti venuti daall’europa per realizzare un sogno e che di notte fanno i camerieri, sono Hollywood e Manhattan, non possiamo essere antiamericani perche` l’undici settembre,la seconda guerra mondiale, Hitler, Mussolini,Stalin.

Non possiamo essere antiamericani perche`in nessun altro paese al mondo, si sente la liberta` attraversarti le narici e ubriacarti di speranza,non possiamo esserlo perche` in nessun altro paese puoi permetterti di sognare fino all’indecenza e poi gli Americano sono i figli dei vostri nonni,partiti con una valigia piena di dolori.Sono gli Irlandesi del Rock e gli Africani del Rap, Sono gli Ebrei di Manhattan  e i gay e le commedie che chiamiamo fiction e che poi cerchiamo di imitare alla casareccia prima di sputarci sopra come fanno gli islamisti con le bandiere a stelle a striscie mentre indossano cappellini e scarpette Nike e sognano loro stessi, quell’America che bruciano in piazza e sfama tanti di loro, che siano Pakistani, Indocinesi,Palestinesi o anche Cubani.

Perche` l’America e` come quella donna che non si puo` avere e quindi puttana.
E gli americani sono dei bambinoni e` vero! ed e` per questo che riescono ad immaginare :Microsoft,Apple,Facebook.Ci vuole una grande capacita` di sognare e noi l’abbiamo persa,occupati come siamo a dare la colpa dei nostri problemi ad altri, che siano essi governanti,multinazionali o gli stessi americani.

document.write(“”); Click Here Noi stiamo con i  terroristi,perche` l’america se li merita! Anzi sono gli americani che li hanno creati!
Probabilmente hanno creato anche la mafia e la camorra per spedircela al sud e dare spettacolo per  turisti annoiati .
I nostri governanti non li abbiamo votati noi, sono stati gli americani che.. e le scie chimiche e le torri gemelle?
Avete visto come sono crollate? In genere non crollano cosi`! Si perche` siamo esperti di torri e sappiamo benissimo come devono crollare e come sono i veri attentati terroristici ed avete notato la faccia di Bush?
Come se sapesse…e poi avete visto l’elenco dei morti? Non c’erano Ebrei!

Faceva  molto freddo, il giorno che arrivai a New York e fu` cosi` per quasi tutta la settimana.
Avevo preso la metropolitana per sentire il contatto della gente e mi colpirono due cose quel giorno, la grandezza dei topi che sembravano conigli e la “grandezza” del conduttore di un treno che affacciandosi dal finestrino urlo`:  “Good morning America!” Mi accorsi anche che la grandezza di questa gente stava nella loro capacita’ di sognare e nel perseguire il sogno fino a tramutarlo in realta’. Ed  allora, seduto su una panchina, chiusi gli occhi e cominciai a sognare anche io,fino ad addormentarmi sulla panchina della metropolitana risvegliato dalla voce di un passeggero :Hey man, this is America!”