Il potere di essere me stesso

By
F. Guzzardi
Certamente abbiamo tutti qualche serie di aneddoti su quello che il potere fa alla gente: Il potere ha portato molti personaggi politici  nel mondo intero a commettere adulteri, facilitato pratiche finanziarie non etiche a Wall Street, ma il potere ha anche contribuito con alcuni personaggi sicuri di sé, a creare momenti importanti  della nostra storia . Quindi da un lato, potremmo concludere da questi esempi che il potere porta le persone a un comportamento immorale, non etico, e deviante, e dall’altro puo` essere solo una componente  indicativa di queste possibilità.Naturalmente, il potere non può essere sempre un male per noi. A volte il potere può avere un effetto positivo sul nostro benessere, permettendoci la libertà di essere noi stessi.Una recente ricerca condotta all’Università di Berkeley dai professori di psicologia Serena Chen e Dacher Keltner, suggerisce proprio questo: Il potere vi permette di essere voi! Più in particolare, il potere implica il controllo e la libertà di amministrare premi e punizioni per gli altri, il potere ha la capacità di consentire alle persone di essere coerenti in tutte situazioni e contesti. In sostanza, avere potere significa che una persona non ha bisogno di impegnarsi nella strategica auto-presentazione, di apparire come qualcuno che non e`.Nel primo studio effettuato per valutare questa previsione, i partecipanti hanno effettuato un test di personalità per valutare il senso disposizionale di una persona di potere. Cioè, la vostra tendenza a essere d’accordo con affermazioni del tipo: “le persone tendono ad ascoltare quello che ho da dire”, oppure “Mi sento una persona di grande potere,” . Dopo aver risposto a queste domande, i partecipanti hanno completato un test di 20 affermazioni, un compito di scrittura aperto dove la gente scriveva 20 affermazioni su se stessi. La gente con un alto senso disposizionale di potere tendevano a scrivere costantemente affermazioni come “Sono estroversa”, “Io sono fuori,” e “Mi piace essere sociale”. Al contrario, le persone con un punteggio inferiore al potere tendevano a mostrare meno coerenza nella loro auto-dichiarazione.In un secondo studio, è stato chiesto di descrivere se stessi come se stessero facendo un profilo online per due diversi social-networking , siti come web-Eharmony per rincontrie; Facebook, per incontrare nuovi amici . I partecipanti ad alta potenziale, ancora una volta tendevano ad essere più coerentei in questi siti web con la loro auto-descrizioni. Al contrario, i partecipanti a basso potenziale tendevano a cambiare il modo in cui si presentavano sui due siti.In breve, si presume che l’elevato concetto di sé abbia anche implicazioni nei sentimenti di autenticità, indicatore di un maggiore benessere psicologico. Per verificare questa teoria finale, i partecipanti hanno poi valutato la loro personalità in tre contesti unici: a casa, con la famiglia, e al lavoro / scuola. Infine, hanno valutato i loro sentimenti di autenticità, in generale, cioè la misura in cui si  è in grado di esprimere i propri veri atteggiamenti e sentimenti in giro con gli altri. Non a caso, i partecipanti ad alta potenziale sono stati più coerenti nel loro auto-feedback attraverso i tre contesti e anche la tendenza a riferire sentimenti elevati di autenticità, rispetto alla loro controparte a basso potenziale.Dunque il potere ha un’importante conseguenza positiva nelle persone: Se non si ha la necessità di cambiare il modo in cui ci si presenta in situazioni o contesti diversi ed in  un certo senso questa è una buona cosa, perché aiuta a tenere un comportmento autentico in ogni situazione . Al contrario, una persona a basso potenziale di potere, deve essere strategico  nel modo di presentare se stesso, cambiando da contesto a contesto.   In effetti, il fatto di dover cambiare di pelle ad ogni circostanza   può contribuire a sentimenti negativi come: “Non posso essere il mio vero io.” o “La gente in realtà non mi conosce.”

Abbi dubbi

Il criterio della verita`basato sull’evidenza, sembrerebbe un’affermazione banale ma non lo era in un epoca dominata dal Cristianesimo. L’unica certezza dell’uomo e` il privilegio di dubitare ed il dubbio non e` espressione della verita` ma la sua base, il motore di ricerca della conoscenza e lo sapeva bene Cartesio. Inserendosi nell’ambito della rivoluzione scientifica, Cartesio si propose di ricercare la verità attraverso la filosofia; per fare questo, egli ne spostò il baricentro dal “fine” al “mezzo”, cioè concentrandosi più sul metodo da seguire che sugli obiettivi da raggiungere. In maniera simile a Bacone (ma partendo da una prospettiva opposta), egli intendeva ricostruire l’«edificio del sapere», fondandolo su un’autonomia della ragione. Nacque così il concetto di sistema filosofico, ossia di un sistema che viene costruito a partire dalle fondamenta.

 

 

Cartesio ritenne che criterio basilare della verità sia l’evidenza, ciò che appare semplicemente e indiscutibilmente certo. Dopo aver scartato la possibilità che una tale evidenza scaturisca dalla percezione sensibile, o anche dalle conoscenze matematiche e geometriche, Cartesio si convinse che l’unica certezza che resta all’uomo è il fatto in sé di dubitare, perché nel dubbio non si può dubitare del dubbio stesso. Egli in un certo senso riprese Agostino, ma capovolgendone la prospettiva: per Agostino, infatti, il dubbio era espressione della verità (e questa ne rimaneva al di sopra); Cartesio invece affermò che il dubbio fa scaturire la verità, cioè precede la verità stessa. Il fatto di dubitare (Cogito) è la condizione che mi permette di dedurre l’essere o la verità: Cogito ergo sum, ovvero «dubito, quindi sono». Il dubbio, così, diventa “metodico”: arrivando a giustificarsi da sé (e non sulla base della verità), esso stesso si assume il compito di distinguere il vero dal falso. Ne derivò una frattura tra la dimensione gnoseologica (cioè della conoscenza) e quella ontologica, tra res cogitans e res extensa, in virtù del fatto che l’essere risultò sottomesso al pensiero, e la verità concepita come oggetto da possedere.
Partendo dalla certezza di sé, Cartesio quindi arrivò, formulando tre prove ontologiche, alla certezza dell’esistenza di Dio, che nella sua concezione è bene e pertanto non può ingannare l’uomo: Dio si renderebbe garante del metodo, permettendo al filosofo di procedere alla creazione del suo edificio del sapere. In tal modo egli cadde agli occhi dei contemporanei in un dualismo circolare: partendo dal pensiero logico giungeva alla dimostrazione di Dio, sulla quale però si basava a sua volta per giustificare lo stesso pensiero logico.
La posizione di Cartesio ricevette per questo le critiche di Blaise Pascal, fautore di un ritorno alla tradizione agostiniana:secondo Pascal, Cartesio si era servito di Dio come mezzo anziché come fine. Pascal fu inoltre anticipatore di un certo esistenzialismo cristiano, che respingeva le pretese della ragione di potersi fondare da sola.

 

La filosofia dell’assurdo

F.Guzzardi
Se dovessi citare un filosofo  a cui mi sento particolarmente vicino, direi senz’altro Cioran. Riesco a condividere tutti i suoi passaggi ed anche il suo rifiuto all’impegno politico,in totale coerenza con le scelte filosofiche.
L’atteggiamento di Cioran nei confronti dell’esistenza si estrinseca in un’apologia del non-essere e quindi del suicidio: vivere è una disgrazia e la nascita un’irrimediabile sciagura.In realta` lui stesso, pur essendo un grande conoscitore della filosofia, non si definisce un filosofo ma un pensatore privato “Privatdenker”.

Nell’opera L’inconveniente di essere nati del 1973 egli mette a fuoco la visione tragica dell’esistere e il suo pessimismo che è l’estremizzazione di quello di Schopenhauer dal quale trae anche l’interesse per il Buddhismo e la teorizzazione dell’incubo del dolore del vivere:

 « “Tutto è dolore”. La formula buddhista, modernizzata, suonerebbe: “Tutto è incubo”. [….] Non mi perdono di essere nato. È come se, insinuandomi in questo mondo, avessi profanato un mistero, tradito un qualche impegno solenne, commesso una colpa di inaudita gravità. Mi capita però di essere meno perentorio: nascere mi appare allora una calamità che sarei inconsolabile di non aver conosciuto.»

L'”Ardimentoso Disinganno”

Non c’è dubbio che l’opera di Cioran, pur dispiegandosi in vari libri anche lontani tra loro in ordine di tempo e di argomento, sia pervasa totalmente da uno spirito crudele ma al contempo speranzoso, come il disinganno: crudele perché di fronte ad esso ogni fenomeno mondano sfocia nel fallimento, speranzoso perché niente è più istruttivo, in filosofia, del fallimento stesso.[6]
Gli scritti di Cioran hanno il marchio della vertigine e della lucidità, non sono scritti secondo finalità pedagogiche. E per questo risultano estremi, laconici epitaffi di un’esistenza casuale, priva di senso, permeata dall’amarezza.
« Vi sono notti in cui l’avvenire si abolisce, e di tutti i suoi momenti sussiste soltanto quello che sceglieremo per non più essere.»

Il suicidio

Emil Cioran fornisce al suicidio una lettura totalmente inedita. Esso, anziché costituire l’espressione massima di disillusione e disperazione di fronte ad un’esistenza invivibile, è paradossalmente ciò che consente la vita. Ciò è possibile nella misura in cui l’esistenza è percepita in termini assoluti come lacerante costrizione inevadibile; in tale prospettiva, il suicidio rappresenta il carattere più pieno della libertà esercitabile dall’uomo che, nell’impotenza vitale, ha in ogni momento l’onnipotenza della cessazione del Tutto, la negazione estrema di ogni alterità insostenibile. L’uomo, in ultima analisi, può sobbarcarsi il peso della vita solo nella misura in cui sa di poter recarsi la morte.
« Ricordo un’occasione in cui per tre ore ho passeggiato nel Lussemburgo con un ingegnere che voleva suicidarsi. Alla fine l’ho convinto a non farlo. Gli ho detto che l’importante era aver concepito l’idea, sapersi libero. Credo che l’idea del suicidio sia l’unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze. È un’idea molto utile: dovrebbero farci delle lezioni nelle scuole!»

L’ironia
L’ironia capace di cogliere l’assurdità della vita salva Cioran e i suoi lettori dal pessimismo e dal nichilismo. L’ironia e l’umorismo che l’accompagna rendono tollerabile l’esistenza che talvolta appare paradossale dandole un nuovo senso razionale da cui ricominciare a vivere senza inganni.
« Non c’è nulla che giustifichi il fatto di vivere. Dopo essersi spinti al limite di se stessi si possono ancora invocare argomenti, cause, effetti, considerazioni morali, ecc.? Certamente no. Per vivere non restano allora che ragioni destituite di fondamento. Al culmine della disperazione, solo la passione dell’assurdo può rischiarare di una luce demoniaca il caos. Quando tutti gli ideali correnti – di ordine morale, estetico, religioso, sociale, ecc.- non sanno più imprimere alla vita una direzione né trovarvi una finalità, come salvarla ancora dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all’assurdo, all’inutilità assoluta, a qualcosa, cioè, che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un’illusione di vita»

Mostrare, non spiegare

Caricatura di Cioran

Il sistema filosofico di Cioran è quello di rinnegare il sistema, le regole, il formalismo accademico: non pretende di spiegare e dimostrare ma solo mostrare cos’è la vita parlando di se stesso come uomo e non dell’astratta umanità.
Varie ed apparentemente incompatibili tra loro sono le strade del pensiero che egli percorre:

ma che conducono tutte ad un unico risultato: il fallimento che segna ogni vita e che le dà senso.

“Cioran in Romania” Photographer of Keyston agency/Getty Images

Emil M.  Cioran   (Rășinari, 8 aprile 1911Parigi, 20 giugno 1995) è stato un filosofo, saggista e aforista rumeno, tra i più influenti del XX secolo.
Dal 1933 al 1935 visse a Berlino e dalla seconda guerra mondiale in poi risiedette in Francia con lo statuto di apolide; scrisse i primi libri in rumeno, ma dalla fine del conflitto in poi scrisse sempre in francese e, nonostante non fosse il suo idioma di nascita, viene considerato da molti uno dei migliori, se non il migliore, prosatore in questa lingua di tutti i tempi.
Vicino al pensiero esistenzialista, si distacca comunque dal movimento esistenzialista francese per la sua distanza ideologica dai principali esponenti quali Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus, rifiutando l’impegno politico attivo sul fronte progressista, e condividendo la filosofia dell’assurdo del suo amico Eugène Ionesco, ma caricandola di pessimismo estremo. Cioran è infatti influenzato da Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger (peraltro rispetto al tecnicismo di quest’ultimo maturerà un’estrema reazione) e successivamente anche da Leopardi (pur, per sua stessa ammissione, mai profondamente conosciuto, ma avvertito quale “fratello d’elezione”, dai quali trae il suo nichilismo e il suo pessimismo. I suoi aforismi, anche per esperienze personali, sono infatti pervasi da una profonda amarezza e misantropia, che però vengono temperate dalla sua acuta ironia e dalla sua capacità di scrittura.

Filosofia Occidentale

by F Guzzardi

Bertrand Roussell
Buone notizie, il sistema occidentale capitalista,egoista,menefreghista, e` ancora il migliore al mondo.
Tutti i paesi del mondo  hanno stima ed a volte invidia per noi.
Non si fanno naufragi in mare per raggiungere lo Sri Lanka o la Cina, si fanno, per venire in Europa o negli Usa. Il pensiero e lo stile di vita occidentale, sono un modello per tutti.
Quelli che cercano il senso della vita nel Tibet,in Africa, o in qualche altra parte del mondo, per sfuggire alla “cattiva societa`”occidentale, non hanno capito niente del mondo oppure lo fanno per questa  maledetta natura umana che non ci fa essere mai felici,nenche con  la ricchezza o i servizi sociali che in altri parti del mondo sono inesistenti – siamo contenti e preferiamo autolesionarci nel puro stile cristiano – infliggendoci pene e severe condanne per il solo fatto di essere una cultura superiore.
Ma la nostra superiorita`, sia chiaro, non nasce da un dono di razza o intellettuale ma attraverso secoli di storia, di guerre, di miscugli di popoli,di rivoluzioni, di sangue, di perdoni, di ricadute, di sbagli,di genio, di filosofia, di musica e di  architettura- ecco perche`nessun guru o santita` o popolo eletto da un qualunque dio a caso – puo` dirci che siamo materialisti, che non sappiamo cercare Dio o altre balle di questo genere, perche` tutto cio` che adesso dicono o fanno i popoli del medio e dell’estremo oriente, noi l’abbiamo gia` fatto prima di loro,abbiamo cercato dio prima di loro,abbiamo creduto nel comunismo prima di loro ed abbiamo fatto rivoluzioni prima di loro. Ecco perche` quando bruci la bandiera americana in piazza, non lo sai, dico a te ragazzino con i pantaloni corti ed il fucile in mano, tu non lo sai perche`. Non e` stato il diavolo a fare grande l’occidente del mondo ma l’uomo, l’uomo con le sue capacita` e le sue vigliaccherie, abbiamo costruito una societa`vivibile – si lo so, c’e` la disoccupazione ma in altri posti del mondo c’e` la fame- e` vero che abbiamo paura degl’immigrati ma siamo stati noi stessi immigrati ed abbiamo subito,quello che voi subite ogni giorno,abbiamo sopportato ed abbiamo cambiato gli altri e siamo cambiati noi – tu non lo sai ma siamo noi  stessi i primi a sentirci razzisti quando vediamo un nero o parliamo male di un ebreo, non aspettiamo che gli stessi ci accusino,lo facciamo da noi, ci autofustighiamo, ed abbiamo giustiziato i nostri dittatori e perdonato i malgovernanti, perche` siamo occidentali, figli di Voltaire, di Nietzsche,di Marx, Freud ed anche di Marconi, Eistein, Leonardo da Vinci ma anche di d’Annunzio, pronipoti di Socrate ed abbiamo attraversato i mari e gli oceani ma tu non lo sai e mi proponi la tua teoria dello yin e dello yang, mi parli di filosofia zen e trascendentale, di Budda e di Maometto e vai in giro col cappellino Nike, sognando New York e le luci di Manhattan e ancora non lo sai che l’occidente sei anche tu che attraversi il mediterraneo per cercare una speranza, l’occidente siete voi che scegliete di cambiare e che non vi fermate alle apparenze e che riuscite a vedere nel mare, la linea dell’orizzonte, quando si confonde con il cielo.

Tags: Filosofia,Occidente,Immigrazione,Europa,USA

Maschere ed armature

By Lucia Catalfamo
senza alcun dubbio tutti quanti noi siamo.. esistiamo nella misura in cui appariamo.Apparire e’ un vestito.. completo di maschera .. tipo il burka..non esiste chi siamo senza apparire… la differenza tra l’una e l’altra persona sta solo .nello spessore del nostro vestito della’apparenza….Forse da bambini o da giovanissimi abbiamo camminato nudi e senza maschere ne armature per le strade della vita.. poi siamo stati feriti.. disillusi sfregiati… .abbiamo capito cosi che era meglio nascondere noi dietro i miti roboanti delle pubblicita’ televisive.. abiti chic auto superpotenti.. cellulari ultimo modello.. etc.. e guai se non ci riusciamo…Cosi come noi appaiamo.. appaiono anche gli altri..cosi tutti i grandi incontri e scontri della vita.. avvengono fra le nostre maschere.. e che queste maschere derivino o no da un grande dolore non ha importanza.. esistono e fanno parte di noi.Certe volte puo capitare di conoscere una persona che ci sembra importante…allora forte e’ la tentazione di mostrarsi senza maschere ne armature e di essere noi stessi.. nel bene o nel male…ecco questo forse e’ l’amore…. un po’- rischioso pero’.E poi.. poi puo’ andare male.. puo’ succedere di pentirci di esserci mostrati. indifesi a qualcuno..ma non importa quanto piangeremo.. cio’ che importa e’ che magari per un po’ abbiamo avuto il coraggio di togliercela quella maschera.. e questa non e’ debolezza.. e solo la forza dell’essere senza apparire…La stessa forza lo stesso coraggio che ci vorrebbe per salire positivamente sulla barca della vita…. la’ dove una maglietta vale l’altra… dove i pantaloni sono tutti uguali qualsiasi marca ci sia stampigliata.. sul didietro…dove non si giudicano gli altri dal piercing o il tatuaggio..dove ‘l’odore di quel profumo n. 5 brevettato a Parigi non si sente….dove una bussola fa piu comodo di un rolex..e dove occorre soltanto la forza dell’essere per tirare i remi e tenere saldo il timone.. della VITA

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Il bambino Indaco

by FGuzzardi

Strano come il tempo passa sopra al cuore, lasciando cicatrici che non fanno male. Da bambino restavo lunghe ore sulla scogliera,ad osservare le navi dirette a Malta od a Tunisi. Mi scopro con gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri, come se il tempo non fosse mai passato. Non c’e mai stato lavoro in Sicilia, almeno non per quelli come me – bisognava conoscere qualche politico e sopratutto in periodo preelettorale. Io non ero adatto e poi non avevo studiato, si perche` non ero riuscito a finire neanche le scuole elementari – allora decisi di frequentarne una per lavoratori ( o meglio, per aspiranti lavoratori). Ricordo ancora l’insegnante,anche lei molto giovane che dopo una settimana,mi chiese perche` ero li`? Io risposi che avevo bisogno della licenza elementare per trovare uno straccio di lavoro e lai mi guardo` con aria incuriosita esclamando : ” Ti ho sentito parlare di Prevert e di Gregory Corso ed ho visto quello che scrivi, come e` possibile?” io probabilmente arrossii o farfugliai qualche : vede io..ma la campanella della fine lezione mi interuppe molto opportunamente. Smisi di frequentare quei corsi perche` mi imbarazzavano gli sguardi ed i commenti degli altri studenti lavoratori ma a fine anno mi vidi recapitare la mia licenza di scuola elementare e la strinsi al petto come un trofeo. Chiaramente non trovai nessun lavoro e decisi di partire all’estero. La mia prima tappa fu la Germania dove trovai facilmente un lavoro da lavapiatti in un ristorante Italiano e cominciai a vedere che esisteva un altro mondo assolutamente diverso dalla cultura Siciliana – capii che quello era il mio mondo ed anche se ero e sono profondamente innamorato della Sicilia, non ne condivido i valori comuni, questa assuefazione a tutto, questo vivere scontato, alla ricerca del posto fisso dove aspettare la pensione. In seguito la Francia, la Svizzera, l’India e gli Usa, mi hanno tolto quel senso di appartenenza che ognuno cerca invano, attraverso un’aggregazione che sia politica o comunque comunitaria e che rende piu` accettabile il vivere. Ma il bambino non ha mai smesso di esistere,e` sempre dentro me e non mi fa morire a dispetto degli anni, si siede al pianoforte e suona, poi legge alcuni testi di Shivananda e Cioran, in opposizione, l’acqua ed il fuoco – consapevole di essere. Il vento poi, cancella anche il viso di giovani ragazze e di altri ancora che non sapevano del bambino Indaco, perche` non esistono i bambini Indaco, non sono mai esistiti, se non nella coscienza di chi crede ai sogni.

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Il vento tiepido primaverile

Sea of Galilee at SunsetBy F. Guzzardi

New York State, da qualche parte al nord – Sembra che il tempo abbia smesso di provocarci, di innevarci, le strade sono tornate pulite ed il vento spazza via le foglie morte lasciando intravedere il verde di giardini ed alberi e canti di uccelli.
Le notti si fanno tiepide, non riesco a prendere sonno e pensavo a cosa sara’ questo sentimento strano di non appartenenza – voglio dire, cosa ci rende diversi per il solo fatto di vivere nella parte opposta del mondo, dal  luogo dove siamo nati. Abbiamo imparato a parlare Inglese,Spagnolo,Francese e voremmo capire il Cinese o almeno carpirne le piu’ rudimentali fondamenta, perche’ e’ questo che mi incuriosisce.
Ecco se non fossi cosi’ impegnato nell’atto di sopravvivere, vorrei imparare il Cinese, ma anche il Russo il Turco o un\’altra lingua a caso. Mi rendo conto che i segni del declino fisico, sono arrivati e mi preoccupa l’abdicazione del pensiero; per questo mi esercito a rincorrere i ricordi e fare in modo che non si cancellino o almeno quelli piu’ importanti.
Mia madre da bambini, qualche volta ci portava a mare, io la osservavo nuotare con leggerezza sulle onde e mi chiedevo come poteva restare a galla e volteggiare nell’acqua lei che non era proprio leggerissima, perche’ le mamme di un tempo, non avevano il tempo di curarsi, avevano sempre troppi figli e pochi ricordi felici per sorridere. Mio padre era assente, ho sempre pensato che tutti i padri fossero cosi’ ed anche io sono stato assente, tanto da non ricordare di dire certe frasi, certe scarne ed abusate frasi che ti fanno sentire meglio ed avrei dovuto dirle,ripeterle monotone ed incessanti,perche’ sono l’essenza della vita ed invece stavo fermo ad ascoltare il mare ed il vento sul corpo bruciato dal sole.
C’erano certi giorni, certi amici,certe cose che facevano da sfondo, da colonna sonora – tu eri bellissima e fragile, tenera come nessuna e lontana, perche’ ti ho rimpiazzata con la solitudine, perche’ pensavo di bastarmi ed invece mi son perso nell’inutile, nell’inconsistente, nel miraggio infinito. Per scoprire che bastano pochi giorni di neve a raffreddarci il cuore.
Ecco cosa si vede da questa parte del mondo, ecco cosa io vedo e mi fa un effetto strano sentire in lontananza la eco dei sogni che se ne sono andati e di quelli rivelati, capire che tutto e’ chiuso nei ricordi come in uno scrigno che lascia intravedere le piu’ belle o solo le piu’ preziose cose della vita.

“Non possiederai che ciò che ti sarai conquistato”.

Amedeo Modigliani nasce a Livorno il 12 luglio 1884, quarto figlio di Flaminio, appartenente ad una famiglia ebrea d’origine sefardita, ed Eugenia Garsin.
L’infanzia di Amedeo, detto “Dedo”, costellata da una serie di gravi malattie polmonari culminanti, poi, in un’indelebile diagnosi di tubercolosi, si svolge accanto a personalità di grande spessore: la madre, innanzitutto, donna indipendente e dalla grande apertura mentale, sempre profondamente sensibile alle necessità e agli stimoli artistici del figlio, e il nonno materno Isaac Garsin. Questi, poliglotta, appassionato di storia e filosofia, si prende cura, sostituendosi al padre naturale, spesso assente, del piccolo Dedo con grande dedizione, accompagnandolo nelle prime visite ai musei, sollecitando la sua precoce creatività e instaurando con lui un legame affettivo e un “feeling” intellettuale molto intenso.
 
Dopo la rinuncia ai regolari corsi scolastici, Modigliani intraprende la propria formazione dapprima nella città natale, presso l’atelier di Guglielmo Micheli, già allievo di Giovanni Fattori, ma dopo un viaggio di convalescenza al Sud nell’inverno del 1900, che si configura come un vero e proprio “Grand Tour” e dal quale trae stimoli importanti, decide di proseguire il proprio iter a Firenze, dove nel maggio del 1901 s’iscrive alla Scuola Libera di Nudo, e, due anni dopo, a Venezia, dove frequenta i corsi presso l’Istituto di Belle Arti. Ma ben presto, deciso a proseguire senza più maestri e convinto di non aver più nulla da imparare in terra italiana, inizia a crescere in lui l’esigenza di trasferirsi nel luogo allora maggiormente deputato alla realizzazione di ambizioni di una libertà creativa, dove la sua arte avrebbe trovato, finalmente, un linguaggio autonomo: Parigi.
 E ancora una volta è la madre che, consegnandoli una piccola somma di denaro, gli permette di esaudire il suo sogno e partire, nel gennaio 1906, per la capitale francese.
Qui si iscrive all’Académie Colarossi, scegliendo così di seguire, almeno in un primo momento, un classico percorso didattico. Visita chiese, musei, gallerie ma lentamente abbandona gli abiti borghesi per vestire i panni dell'”artista” secondo un processo di identificazione che ne farà col tempo uno dei prototipi meglio riusciti.
 
https://i0.wp.com/spazioinwind.libero.it/lalcova/Imagines/h-arm.jpegA Montmartre, alla locanda il Lapin Agile, fa amicizia con Utrillo; al Bateau-Lavoir, edificio storico e fucina del Cubismo, incontra tra gli altri Picasso, Derain, de Vlaminck, Van Dongen, Henri Laurens, Jacob, Picabia, Salmon e Apollinaire: finalmente sente di essere al posto giusto al momento giusto anche se ancora alla ricerca di uno stile personale, che mischi l’antico col nuovo e che mostri soprattutto l’uomo. Non riuscendo però a vendere nulla di quanto prodotto fino ad allora, inizia proprio in questo stesso periodo una disperata, e mai sopita, ricerca di soldi.
 
Parallelamente Picasso e gli altri del Bateau-Lavoir scoprono la Scultura Negra, l’arte oceanica ed extraeuropea, che tanta influenza eserciterà anche sul giovane livornese. Nell’ottobre del 1907 riesce ad esporre al Salon d’Automne, dove ha inoltre l’occasione di ammirare molte opere di Cézanne, che lo affascinano e stimolano moltissimo, ma la presa di coscienza della sua diversità rispetto ai rigidi schieramenti (tra Cubisti e Fauvisti soprattutto) delle Avanguardie, sicuramente fonte di destabilizzazione e insicurezza, lo porta ad abusare di droghe e alcool, eccessi che indelebilmente danneggeranno il suo già debole stato di salute.
 
In novembre incontra il Dottor Paul Alexandre, suo protettore, a tempi alterni, per i sette anni successivi, ed inizia a frequentare la colonia che questi, con il fratello Jean, aveva creato in Rue du Delta a beneficio dei suoi amici artisti. Nel 1908 espone al Salon des Indépendants e ad esporre al loro Salon alla fine dell’anno, ma passando quasi inosservato, decide di dedicare ogni sua energia alla scultura. Nascono così opere composte e misteriose, con elementi stilizzati desunti principalmente dall’arte arcaica e primitiva.
 
Nel 1909 lascia Montmartre per Montparnasse in coincidenza con la nascita del nuovo polo attorno a La Ruche, e ai caffè La Rotonde e il Dôme. Poco dopo l’incontro con Constantin Brancusi, scultore rumeno, stimola profondamente la sua attività plastica. Nella primavera del 1910 presenta sei opere al XXVI Salon des Indépendants senza però ricevere nessun commento da parte della stampa e della critica. Inoltre le sue opere, giudicate troppo “individuali”, e quindi difficili da vendere, non suscitano l’interesse dei galleristi. Inizia così, e durerà fino al 1914, il periodo più nero e scarsamente produttivo di tutta la sua esistenza.
 
https://i1.wp.com/spazioinwind.libero.it/lalcova/Imagines/hair-hebuterne.jpegLo stato di miseria in cui giace e l’assunzione sempre più considerevole di alcool e droghe lo trasformano in un artista “maudit”, dal comportamento dissoluto e senza regole. E così il suo stato di salute peggiora sensibilmente. In questo stesso periodo però scolpisce diverse Teste, spesso precedute da studi di Cariatidi, e dipinge alcune opere su commissione, ma trascorre gran parte del tempo alla Rotonde e Chez Rosalie, ai cui clienti cerca di vendere, spesso con scarsi risultati, qualche disegno.
Nell’aprile del 1913 si reca a Livorno per trascorrervi un periodo di riposo; nella città natale realizza però anche alcune sculture che, non potendo però riportare a Parigi, preferisce – secondo la leggenda – gettare nel canale. Tornato in Francia riprende a condurre una vita disordinata, spesso in compagnia dei suoi amici più cari: Ortiz De Zarate, Zadkine, Rivera, Kisling, Foujita, Soutine. Nel 1914 incontra Paul Guillaume, colto intellettuale allora attivo nel mercato dell’arte che inizia ad acquistargli alcune opere e a promuovere la sua arte. Nel luglio dello stesso anno inizia un’intensa relazione sentimentale con la poetessa inglese Béatrice Hastings, ma lo scoppio della guerra modifica l’atteggiamento dei francesi nei confronti degli stranieri e alcuni artisti sono chiamati alle armi.
 
Modigliani, riformato a causa delle sue pessime condizioni di salute, si trasferisce da Béatrice in Rue de Montparnasse 53, dove realizza molti ritratti della donna e, in questo stesso periodo, molti altri dedicati agli amici, tra cui Frank Burty Haviland, Kisling, Laurens e Picasso. Con Béatrice però frequenti sono i litigi e i reciproci tradimenti. E in agosto, poco tempo dopo la fine di quella relazione, Modigliani, vittima di un collasso, viene ritrovato incosciente in uno studio a Bateau-Lavoir.
 
L’incontro con il polacco Léopold Zborowski, suo protettore, sostenitore, mercante nonché miglior amico fino alla fine, avviene nel giugno del 1916 e questi, in novembre, é già in grado di garantirgli, in cambio di parte della sua produzione, una paga settimanale. Alla fine dell’anno Zborowski, con la moglie Hanka e la loro amica Lunia Czechowska – modelle per molte opere coeve – si trasferisce in Rue Joseph Bara 3: sarà in quell’appartamento che Modigliani realizzerà una splendida serie di nudi.
 
Nella primavera del 1917 incontra Jeanne Hébuterne, allora diciannovenne studentessa d’arte: subito ricambiato, se ne innamora perdutamente. Jeanne, ragazza malinconica e riservata, nella sua cieca adorazione di Modigliani si rivela fin dall’inizio molto diversa dalle altre donne da lui frequentate in passato. Ma se la sua arte, ora più limpida e serena, sembra risentire della presenza della compagna, l’uomo non modifica il proprio stile di vita e nell’autunno la sua salute inizia a peggiorare seriamente. Qualche mese dopo, inoltre, una mostra di sue opere allestita presso la Galleria Weill suscita enorme scandalo: uno dei nudi più notevoli viene infatti considerato d’oltraggio al comun senso del pudore, determinando così l’immediata chiusura dell’esposizione.
 
Nel marzo 1918 bombardano Parigi: inizia l’esodo, Jeanne annuncia di essere incinta e la salute di Modigliani peggiora di nuovo. Zborowski decide allora di recarsi in Costa Azzurra con un piccolo gruppo di amici, tra cui Jeanne, Modigliani, Soutine e Foujita, e si stabiliscono inizialmente a Cagnes-sur-mer. In luglio Foujita e Soutine tornano a Parigi, mentre Zborowski porta il resto del gruppo a Nizza dove il 29 novembre nasce la piccola Jeanne.
 
Nel 1919, dopo essere stato derubato di soldi e documenti e dunque impossibilitato a lasciare Nizza, Modigliani dipinge molto sotto il peso del nuovo senso di responsabilità nei confronti di Jeanne, di sua figlia e di Zborowski: realizza gli unici quattro paesaggi del suo intero corpus pittorico e diversi ritratti per i quali posano bambini del luogo e, soprattutto, l’amata compagna. In maggio torna a Parigi; nello stesso tempo Jeanne scopre di essere nuovamente incinta. Ma nonostante nuovi accordi con Zborowski creino a Modigliani le condizioni necessarie per condurre una vita regolare, i suoi vizi lo portano ad assumere un atteggiamento sempre più autodistruttivo.
 
Nei primi giorni dell’anno successivo, dopo un ennesimo aggravarsi del suo stato, Zborowski decide di rivolgersi a un medico che ne ordina l’immediato ricovero: il 22 gennaio giunge all’Hôpital de la Charité in stato di incoscienza. Il 24 gennaio Modigliani muore di meningite tubercolare. Due giorni dopo Jeanne, incinta all’ottavo mese, si uccide gettandosi dalla finestra al 5 piano della casa natale. Gli Hébuterne scelgono di seppellire la figlia in forma privata, mentre al funerale di Modigliani tutta Parigi accorre a seguirne il feretro. Solo nel 1930, però, i resti di Jeanne verranno tumulati accanto a quelli di Modigliani. Oggi riposano assieme nel cimitero parigino di Père Lachaise.

Filosofia leggera

Sulle tracce della comprensione

By, F Guzzardi
A dire il vero, il mercato dell’informazione si e` largamente democratizzato con l’avvento di internet ma in realta` e come sempre accade, quando c’e` la quantita`, per forza di cose viene a mancare la qualita`.
Ma quali siano le ragioni di questa scarsa qualita` d’informazione o forse sarebbe meglio parlare di “falsa informazione” e` un dato di non semplice soluzione.
La liberta` d’espressione globale che offre la rete internet, ha dato vita a “forme di vita” fino a poco prima impensabili per gran parte della popolazione mondiale. Basti pensare a movimenti politici,di pensiero,associazioni culturali o blogs come questo,per rendersi conto di quale micidiale arma ci siamo dotati.

cheerful young couple using smartphone in modern mall
Photo by Brett Sayles on Pexels.com

Il mondo non e` mai stato cosi` piccolo come negli ultimi 20 anni e basta un click per mettersi in contatto con tutti e con tutto; tanto che anche una semplice azione come uscire fuori per fare un passeggiata, ridiventa un momento piacevole e distensivo.
Ma come tutte le democrazie, anche quella virtuale ha bisogno di crescere; confondere la liberta` d’espressione con libertinaggio e` una costante nelle giovani democrazie. Sui siti sociali, per esempio, molti cercano consensi con affermazioni corredate da foto che lasciano il tempo che trovano.
Molto alla moda l’infierire contro i politici ed i loro guadagni o su altre presunte o vere ingiustizie sociali, tutti possono giustamente dire tutto ma pochi sanno dosare le loro opinioni con moderata riflessione. Se voglio ottenere consensi in FB, mi basta scrivere: “Guardate questo politico, guadagna 10 volte lo stipendio di quest’altro povero pensionato!” oppure : Se siete contro la violenza sui bambini condividete!” ( allegata foto di bimbo che piange)  o ancora : “Quest’artista guadagna in un giorno piu` di quanto guadagni tu in un anno!” (naturalmente l’artista in questione non fa parte dei suoi preferiti) e “questo povero cane, e` stato abbondanato da un cattivo umano” ( ci siamo dotati di un sistema di autoflagellazione che ci rende responsabili di crimini contro la natura).
Poi siamo in grado, non solo di contestare le notizie false, ma anche di replicare di fronte all’evidente. Potenza dell’informazione libera, possiamo non essere d’accordo su fatti reali e condividere semplici e banali trucchetti per ottenere consensi.

Una grande rivoluzione di cui noi cinquantenni percepiamo l’influenza innovativa ma che sembra essere un semplice accessorio per le nuove generazioni nate nell’era dei computers.
Le notizie piu` clamorose sono su internet con il titolo di “Quello che i giornali non vi diranno mai!” (ma chissa` poi perche`?) Perche` mai un giornale dovrebbe omettere quella o questa notizia che (se veramente importante) potrebbe far guadagnare soldi al giornale stesso? ” la nostra ignoranza e` la loro forza!” e` un’altro slogan molto in uso su internet ma chi ti dici di rimanere ignorante? Nessun media impone una notizia, siamo sempre liberi di cambiare canale o giornale o cercare altrove se non siamo sodisfatti e poi chi sono “loro”? Chi trama alle nostre spalle, cosa si nasconde, chi ci vuole ignoranti?
Allora la capacita` di distinguere il bene dal male e di definirlo, e` un elemento molto sottile in mano a noi stessi, possiamo farne uso o non, possiamo  manipolare la realta` a nostro piacimento e renderla accettabile, senza bisogno di tirare in ballo macchiavelliche manipolazioni, questo e` forse un primo passo verso la saggezza, anche se solo virtuale.

OSHO e la memoria degli uomini

  by F Guzzardi
La memoria gioca brutti scherzi  agli  uomini e se si possono scusare tutti quei giovani che alla ricerca di una verita` rivelata ai pochi adepti, si lasciano inebriare da mistici e santoni che adottano gli stessi metodi dei ciarlatani cristiani o dei primitivi sacerdoti di questa o quell’altra  religione, non si possono scusare le persone che hanno visto e sanno di cosa sia capace l’essere umano quando si traveste da Dio.

 

three men wearing orange tradition clothes
Photo by Bishesh Pandey on Pexels.com

  

 OSHO
 Bhagwan Shree Rajneesh , nato nel 1931 , ha raggiunto il suo primo satori / samadhi all’età di quattordici anni . Prima di imbarcarsi in una missione mondiale che era quello di assicurare il suo posto come uno dei più infami guru- figura del mondo, ha lavorato come professore di filosofia presso l’Università centrale indiana Jabalpur alla fine degli anni ’50 e nei primi anni ’60.
Nel 1974 , ha fondato il suo primo ashram a Poona ( Pune ) , a sud est di Bombay .
 
Fra i seguaci di Rajneesh c’erano anche gente ricca e famosa incluso il compositore giapponese Kitaro , e l’ex Françoise Ruddy . Lei in precedenza , con il suo allora marito Albert , aveva prodotto Il padrino ( Fitzgerald , 1986) . Loro e gli altri discepoli di Bhagwan Rajneesh seguirono gli insegnamenti che erano una combinazione di ” monello” / ” pazza saggezza ” comportamentali , pratiche sessuali tantriche , e spesso violenza ( vale a dire, fino al punto di segnalate ossa rotte ) Western movimento del potenziale umano ( cfr. Fritz Perls , ecc) gruppo d’incontri .
   Oltre ad essere riconosciuto come il ” Guru della Vagina “, Rajneesh si vantava naturalmente , di essere andato  a letto con una selezione dei suoi discepoli femminili , in particolare tramite ” darshan speciali” concesse loro in prestito dal movimento  . Vivek , una delle prime e più vicina di quelle, affermava di essere la reincarnazione di Maria Maddalena ( Milne , 1986) .

A volte [ Bhagwan ] chiedeva a donne attraenti di spogliarsi di fronte a lui e giacer nude mentre lui le scrutava attentamente. Amava anche osservare coppie fare l’amore davanti a lui…. 

 Negli anni successivi, a Poona, furo iniziati molti esperimenti sessuali  . Bhagwan spiegava ad una donna come superare la sua fobia dei ratti: lei dovrebbe praticare del sesso orale …. In un’altra sessione tantrico a Poona, i partecipanti maschi dovevano   mangiare un mango maturo tenuto tra le gambe dei loro partner femminili. I manghi erano un frutto molto popolare con tutto (Milne, 1986).
C’erano pochi modi legali in cui un occidentale poteva guadagnare denaro [ soggiornare a Poona ashram ] , e in poco tempo molte delle ragazze cominciarono  a prostituirsi ….

L’altro modo principale di fare soldi in quei giorni era di vendere droga ( Milne , 1986) .
Per le stesse ragioni finanziarie ,un gran numero di spogliarelliste che lavorano da Soho a North Beach di San Francisco erano sannyasin ( Strelley , 1987) .
Nel gergo di Rajneesh , sannyasi / sannyasin erano semplicemente avviate discepoli , non monaci stagionati come sarebbero stati in altre tradizioni .
Con la fine del 1970 e i primi anni ’80 , questa particolare ” città di percorso interiore verso l’illuminazione spirituale ” cominciava ad avere alcune prevedibili segnalati effetti collaterali :

Tre sannyasin britannici … sono stati arrestati con l’accusa di contrabbando a Parigi nel 1979. Il più ambizioso noto tentativo di contrabbando è stato fatto nel 1979, quando cinquanta chilogrammi di marijuana sono stati confezionati nel telaio e arredi di un autobus hippie -style viaggia da [ Poona ] per l’Europa . Una ventina di discepoli avevano investito in questa operazione e di altri venti avevano lavorato sul bus . Il contrabbando , però, è stato scoperto in Jugoslavia , e tre sannyasin sono stati messi in prigione per un anno ( Mangalwadi , 1992) .

Un sannyasi assassinato un altro in uno dei villaggi di capanne a circa un miglio dall’ ashram , e un altro è stato trovato morto con ferite multiple da arma da taglio sotto il vicino ponte Mulla – Matha ( Milne , 1986) .
In mezzo a queste difficoltà , alla ricerca di espandere il suo lavoro e desiderosi di sfuggire a una somma di $ 4 milioni di imposte non pagate , Rajneesh tranquillamente lascia l’India per gli Stati Uniti nel 1981 , arrivando attraverso un jet 747 nel New Jersey .
Fermandosi in cima alle scale partenza mentre usciva dall’aereo , il saggio espansivo proclamò :

  Io sono il Messia che l’America sta aspettando ( in Milne , 1986) .
  E questo prima  che  i veri problemi iniziassero .
Rajneesh primo si stabilì a  castello Montclair nel New Jersey , e poi fondò un ashram ( ” Rajneeshpuram ” ) nella parte orientale dell’Oregon , l’acquisto del 120 miglia quadrate Big Muddy Ranch a Wasco County lì . (Questo ranch in precedenza era stato il luogo delle riprese  di alcuni western di John Wayne . ) Il suo obiettivo finale era quello di creare una città da un milione di abitanti in quella regione .
In modo da non allarmare inutilmente i vicini conservatori , i materiali di proselitismo disponibili nell, ashram furono rivisitati. Di conseguenza , ” Il nastro Fuck” – composto da Rajneesh ” esaltando e descrivendo a lungo i quaranta diversi possibili usi della parola ‘ fuck’ ” ( Milne , 1986) , furono riadattati come  “un discorso in cui Bhagwan fa battute sulle relazioni umane .
Rajneesh ha continuato a montare la più grande collezione privata al mondo di Rolls- Royce – novantatre in totale. La combinazione di silenzio pubblico di Bhagwan , crescente isolamento dalla sua comunità ashram circostante , e un’ampia collezione di Rolls- Royce , ben presto manifestato come il nuovo fenomeno del ” car – shan “, o drive-by benedizioni .I fedeli avrebbero la fila per prendere un assaggio di Sua Santità durante i suoi spostamenti giornalieri nella città più vicina , Antelope ,  39-45 minuti di distanza.
Nel frattempo , i residenti privilegiati e visitatori degli ashram / ​​Comune Rajneesh Oregon e altrove si godevano paseggiate  a cavallo e gite in aereo , canottaggio, nuoto e rafting sul fiume .

Per completare l’ appello Club Med , discoteche , bar, salotti e tavoli da gioco sono stati resi disponibili alla fine del 1983 ( Palmer e Sharma , 1993) .
E così con la tavola apparecchiata per i pochi fortunati a “mangiare , bere e divertirsi , ”   [ Rajneesh ] uscì dai suoi tre anni e mezzo silenzio e profetizzò con grande dramma e precisione che due terzi dell’umanità sarebbero morti di AIDS  entro il 2000 .
Che la previsione off -base si è basasse sulla comprensione di Bhagwan di un versetto di Nostradamus . 
I timori che gli addetti alla Oregon ashram stessero complottando per assassinare Rajneesh comincio` a farsi largo.Così, alla fine del 1984 , Bhagwan e il suo ” braccio destro “, Sheela ,  con una spesa di 100.000 $ al mese  installo`  attrezzature di intercettazioni   in tutta Rajneeshpuram ( Milne , 1986) .
Dirigendo la loro attenzione anche   fuori dell’ashram , i seguaci nello stesso anno intossicarono con insalata alla salmonella un  bar e dieci ristoranti   nelle vicinanze di Dalles , Oregon ] con  ospitalizzazione di 750 persone ( Flacco , 2001) .
L’obiettivo  era apparentemente d’inabilitare un gran numero di elettori , consentendo ai candidati sponzorizzati da Rajneesh  di prevalere nelle elezioni provinciali . Una contaminazione della rete idrica locale è stato riferito, previsto per dopo la “prova ” Ristorante avvelenamento .
Indagini di focolai di salmonella hanno rivelato un presunto complotto per uccidere l’ex procuratore degli Stati Uniti per l’Oregon , Charles Turner . Anche se l’attacco non  è stato mai effettivamente realizzato , nella speranza di far deragliare le indagini dalle loro altre attività ,alcuni dei fedeli seguaci di Rajneesh ,hanno tuttavia riferito  di aver riunito un team di fiducia nel 1985 . Hanno comprato le pistole , sorvegliato casa, ufficio e auto , e hanno discusso i modi di assassinarlo ( Larabee , 2000) .
A seguito di tutto questo, e con il continuo fallimento delle sue previsioni apocalittiche per la prossima – fine del mondo a materializzarsi , come avevano precedentemente dissipato nel 1978 e nel 1980 – Rajneesh fu deportato dagli Stati Uniti per violazione delle leggi sull’immigrazione nel 1985,  negato l’ingresso da almeno venti paesi prima di tornare al suo vecchio ashram a Poona , lasciando così gli americani nell’ attesa più lunga per il loro Messia … o di essere contenti di averlo perduto .
L’ Oregon ashram chiuso subito dopo la partenza di Bhagwan . ( Diversi seguaci furono in seguito condannati per aggressione , tentato omicidio , intercettazioni e accuse di avvelenamento alimentare [ Larabee , 2000 ] . ) Oggi , serve come   campo estivo per ragazzi .
L’uso di farmaci che alterano la coscienza non è mai stato  approvato   ufficialmente sia nel Poona o l’ ashram Oregon . Nonostante ciò , nel 1982 Rajneesh   presumibilmente annusando il protossido di azoto (cioè , gas esilarante ) per arrivare in alto su una base quotidiana,   fu trovato sdraiato nel suo $ 12.000 poltrona da dentista  balbettando ,

Bhagwan continuò: “Sono così sollevato che non devo far finta di essere illuminato più. Povero Krishnamurti … egli ha ancora far finta ” ( Milne , 1986) .
 In ogni caso , tornato in India , “l’illuminazione” di Bhagwan era migliorata nella misura in cui poteva annunciare che:

Gautama il Buddha era entrato nel suo corpo , e che questo era stato verificato dalla veggente di uno dei più antichi santuari shintoisti in Giappone ( Hamilton , 1998) .

Rajneesh , come la reincarnazione di Gautama Buddha , si inserisce il modello della Seconda Venuta inaugurando i mille anni di pace ( Palmer e Sharma , 1993) .
Il Buddha stesso , però , fatto fare con un semplice albero nella sua pratica spirituale o sadhana , non avendo mai avuto accesso ad un ” Bodhi Chair” dei Lumi.
Naturalmente , Rajneesh non era affatto il primo ” ricercatore spirituale ” a rendere riferito uso di protossido di azoto nella sua ricerca :

William James pensava di aver registrato l’ultimo mistero sotto l’influenza di protossido di azoto . Al ritorno nel suo stato normale , avidamente consulta la carta su cui aveva scarabocchiato il grande messaggio ( DeRopp , 1968) .
Che messaggio?

Hogamous , Higamous ,
L’uomo è poligamo .
Higamous , Hogamous ,
La donna è monogamo .

Rajneesh è morto di un attacco di cuore nel 1990, all’età di cinquantotto anni , ma non prima di cambiare il suo nome in ” Osho ” ( ” Amato Maestro ” ) , in base al quale la paternità dei suoi libri sono attualmente commercializzati. Il suo Poona ashram continua ad ospitare i devoti di tutto il mondo , fino a 10.000  in un resort-like ,sempre piu` ” Club meditazione” atmosfera   . In effetti , l’ambiente attualmente dispone di cascate, una gigantesca piscina , una sauna e cybercafe,campi da tennis dove si gioca ” zennis ” (tennis Zen non competitiva ) .

” Osho è diventato un nome cocktail party “, ha dichiarato Sanjay Bharthi , trentaquattro anni, un graphic designer freelance che ha descritto lo stile di vita Osho come ” in modo estetico , così succosa , così moderno , e allo stesso tempo così tranquillo ” ( Waldman , 2002 ) .

In India, Rajneesh  che fu  perseguitato è attualmente autore di best -seller del paese . I suoi libri sono in mostra nel parlamento federale biblioteca – un onore concesso a un solo altro , Mahatma Gandhi ( Hamilton , 1998) .
In effetti , in tutto il mondo i libri di Osho  ( duemila titoli in quarantaquattro lingue) e le vendite Audio-Book superare ormai i 1.000 mila dollari all’anno ( McCafferty , 1999) . Non vi sono, naturalmente che  pochissimi riferimenti in quei libri santi di

Rolls-Royce

omofobia

prostituzione

Drug -running

L’evasione fiscale

intercettazioni

Salmonella

assassinio trame

Protossido di azoto sniffing , o

Manghi … in sciroppo