L’evidenza negata

By F. Guzzardi

Madre Narcisista e figli autistici, quale connessione?

Una semplice parentesi per un soggeto di cui scrivo nel blog  in lingua inglese “Autism20”. In effetti, non è così evidente da capire. Bisogna viverlo da dentro, toccare con mano, tutto mantenendo una visione distaccata dell’insieme.

Ho letto oggi un articolo pubblicato su “Psycologie Today” scritto dalla Dottoressa Susan Heitler e ho avuto come un tuffo al cuore. Pensavo a tutte le volte che mi scontravo con i semplicistici “Tu non sei un dottore!” e finalmente una mezza conferma e ancora una volta, viene dalla parte di una persona che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di questo strano binomio apparentemente non in relazione  fra loro.

L’autismo e il narcisismo non sono un’unica sindrome. I narcisisti generalmente non sono autistici. È improbabile che le persone nello spettro autistico abbiano un disturbo narcisistico di personalità. Molte caratteristiche di ogni disturbo sono assenti nell’altro.

Detto questo però come rivela anche l’esperienza familiare del paziente della Heitler, ( Madre narcisista  e fratello autistico,) tutti gli autistici hanno una madre narcisista anche se non tutte le madri narcisiste hanno dei figli autistici.

Le due sindromi non hanno niente in comune apparentemente. La mia esperienza personale  mi fa pensare che, il narcisismo patologica delle madri può generare autismo nei figli. 

Certamente il mio approccio poco professionale al problema può sembrare superficiale ma occorrerebbe diagnosticare prima le madri dei bambini autistici e vi accorgereste dell’evidente alta percentuale di soggetti narcisisti.  All’occorrenza, si pone il problema di come sottoporre a diagnosi un soggetto narcisista. Impossibile! Da qui anche la scarsa conoscenza da parte degli studiosi. Ecco perché le indicazioni possono venire solo da elementi legati al problemi, persone che siano parte delle famiglie e miracolosamente non affette da una di queste sindromi. 

La dottoressa Heitler, continua nel suo articolo

Molti lettori hanno risposto con commenti fortemente emotivi ai miei tre articoli precedenti sui potenziali collegamenti tra narcisismo e autismo. ( e sulla diagnosi differenziale). Il tono dei commenti di questi lettori variava dall’apprezzamento alla curiosità fino all’indignazione. Di particolare interesse per me sono stati i commenti di più lettori sulla co-occorrenza di autismo e narcisismo nelle loro famiglie.  

I disturbi dello spettro autistico sono genetici?

Nella mia pratica clinica, sono stato colpito dalla frequenza con cui nessuno dei genitori di un bambino dello spettro autistico si presenta con un disturbo dello spettro autistico, eppure uno dei genitori sembra essere significativamente narcisista con difficoltà a entrare in empatia con gli altri e a digerire le prospettive degli altri.

“Uno dei tratti chiave nelle persone con autismo è che mancano di ciò che è noto in psicologia come” teoria della mente “, che è anche nota come” cecità mentale “. Theory of mind (TOM) significa la capacità di capire che altre persone hanno una mente e pensieri diversi dai nostri. Ciò significa che le persone con autismo spesso saranno in grado di vedere le cose solo dal loro punto di vista, non possono immaginare come qualcosa può influenzare qualcun altro; che potrebbe essere il motivo per cui li vedi come egocentrici “.

 Similitudini con il narcisismo!

Le persone narcisiste incontrano difficoltà quando sorgono differenze tra loro e gli altri a causa di questo deficit nella “teoria della mente”. È difficile per loro credere che ci sia un altro aspetto del problema che li turba perché credono che il loro punto di vista sia l’unico punto di vista, che hanno sempre “ragione” e che ascoltare i sentimenti dell’altro li rende colpevoli o possono bloccare la loro capacità di ottenere ciò che vogliono.

i narcisisti appaiono socievoli e socialmente anche altamente capaci quando interagiscono con qualcuno che considerano potenzialmente in grado di soddisfare il loro desiderio di ammirazione, potere e altri “rifornimenti narcisistici”. Allo stesso tempo, sottolinea, una volta che una persona narcisista ha iniziato a svalutare l’altro, emergono assorbimento di sé e deficit nella loro capacità di provare empatia. Queste caratteristiche hanno una somiglianza sorprendente con le caratteristiche di qualcuno con Asperger.

Strage di Bologna

“Era un sabato, il 2 agosto 1980 alle 10:25 alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale.”

By F. Guzzardi

Non mi sembrava lecito ricordare questa data nel giorno dell’anniversario e non so neanche se qualche media ne abbia segnalata la ricorrenza. Poco importa. Mi è saltato fra le mani e la tastiera questo pensiero, mi è capitato per caso ma, in fondo niente accade per caso.

La Notizia

La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico fascista compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista. L’attentato provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102.

Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, vennero riconosciuti colpevoli e condannati alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo; quali esecutori materiali vennero riconosciuti Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di “fonte Tritone” dei Servizi Segreti Italiani), assieme ai già detenuti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (il quale ha trasportato l’ordigno). Come mandante è stato condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l’ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti furono assolti.

È considerato uno degli attentati più gravi degli anni di piombo, assieme alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti), alla strage del treno Italicus del 4 agosto 1974(12 morti) e alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti).

Ipotesi ufficiali

Nell’immediatezza dell’attentato la posizione ufficiale del governo della Repubblica Italiana, allora presieduto da Francesco Cossiga, sulla base dei primissimi rilevamenti della Polizia di Stato fu quella dell’attribuzione dello scoppio a cause fortuite, ovvero all’esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo della stazione. A seguito dei rilievi svolti e delle testimonianze raccolte sul posto apparve chiara la natura dolosa dell’esplosione, rendendo palese una matrice terrorista; ciò contribuì a indirizzare le indagini nell’ambiente del terrorismo nero.

Molti anni dopo, ricordando l’ipotesi della caldaia, il magistrato Libero Mancuso disse in un’intervista televisiva che i depistaggi erano già iniziati pochi minuti dopo la strage. Ciò fu particolarmente grave perché, essendo esclusa nelle prime ore l’ipotesi di un attentato, gli esecutori poterono dileguarsi indisturbati. L’Unità, nell’edizione del giorno dopo alla strage, basandosi su una presunta rivendicazione da parte dei NAR, sostenne l’idea della matrice neofascista dell’attentato. Infatti ci furono da subito alcune rivendicazioni prima da parte dei NAR con una telefonata risultata partita da una sede fiorentina del SISMI, poi dalle Brigate Rosse, seguite da altrettante telefonate di smentita da parte di militanti dei due gruppi terroristici, fatti che contribuirono a creare depistaggio.

Due giorni prima della strage il giudice istruttore bolognese aveva depositato l’ordinanza di rinvio a giudizio dei neofascisti toscani accusati della strage dell’Italicus. Anche questa circostanza indusse ad avviare le indagini all’interno dell’area del terrorismo nero. Il 22 agosto un rapporto della DIGOS, che conteneva documenti come i «fogli d’ordini» di Ordine Nuovo e La disintegrazione del sistema di Franco Freda, avvalorò la necessità di indagare negli ambienti neofascisti.

Incriminati

Ora, i soli imputati incriminati furono gli esecutori materiali di un piano che era sicuramente molto piu` grande di loro.

Valerio Fioravanti

Francesca Mambro

Gilberto Cavallini

L’incriminazione e la condanna dei tre esecutori neofascisti si basò principalmente sulla testimonianza del criminale comune Massimo Sparti e del militante di destra Luigi Vettore Presilio, entrambi ex simpatizzanti del gruppo terroristico di estrema destra Ordine Nuovo (Sparti fu vicino anche alla Banda della Magliana, per la quale compì numerosi reati). Vi furono poi collaboratori di giustizia che riportarono affermazioni – allusive alla strage – di Fioravanti e di Ciavardini, ad esempio quella in cui quest’ultimo consigliava a un’amica di non prendere il treno il 2 agosto.

Dunque, non serve neanche ricordare anzi, verebbe quasi da dimenticare, per sempre. Gli anni di piombo sono stati il periodo piu nero della storia Italiana del dopo Mussolini. E mi rallegrano questi giorni di vuoto intellettuale, questa epoca del nulla in cui stiamo sguazzando con disinvoltura. Molto meglio di falsi ideali ormai smitizzati e messi a nudo. Dalle lotte comuniste e di quelle fasciste, unite da sempre dai crimini commessi ai danni dell’umanita` intera.

Virtual friend

A volte tu lo sai, ci si cerca invano o si perde la voglia di cercare.

A volte tu lo sai, siamo prede di inutili circostanze, fraintese gesta.

Photo by James Wheeler on Pexels.com

Ho letto ancora oggi il tuo ultimo messaggio e sono passati già due anni, sono passati sopra il mio corpo e sui miei pensieri. Non è successo niente che non avessimo previsto…sì anche quei cosi lì…che governano. Mi avevi preannunciato alcune cose che volevi chiedermi ed io aspettavo, poi niente.  Allora ti ripeto, non è successo niente che non avessimo previsto…tranne il tuo silenzio, la mia disillusione, la rabbia di ciò che hanno fatto del nostro paese ma in fondo non riesco neanche a comprendere quale sia il mio paese. 

Non ho scritto più niente sulla mia bacheca, almeno, niente di importante. Il mio romanzo era mediocre ma tu ne tessevi le lodi mentendo. Mi iscrivesti anche ad un concorso di poesie, a mia insaputa, per una stupidaggine che avevo scritto nei socials, rischiammo anche di vincere.

 A volte tu lo sai, perdiamo il senso del reale o ci allineiamo, lo facciamo per sopravvivere o per perdere di vista i nostri dolori. 

A volte tu lo sai, non sappiamo da che parte uscire e facciamo i conti con la gente che fuori continua a mentire, quasi come fossimo sempre dietro un computer. 

Oltre a queste banalità ho da dirti alcune cose che mi sono tenute dentro per un po` e aspettavo il momento giusto per parlarne con te. L’importanza dell’avere ragione o torto in ogni circostanza è relativa al nostro concetto di giusto o sbagliato, cotto o crudo, bello o brutto. La realtà non esiste! Il mondo non è bello o brutto ma è così com’e`. Il bene non vince sul male perché` sono due condizioni relative alla nostra cultura, al massimo pareggiano! 

Eppure, l’evidenza ci sfugge, le religioni offendono profondamente il nostro conscio ma gratificano l’inconscio, tenendolo servo.   

A volte tu lo sai, abbiamo bisogno di allinearci, allora siamo tutti comunisti perché come diceva Gaber… ma se non lo sei, allora sei fascista, se non sei vegano, sei carnivoro oppure Juventino o peggio ancora Fascista! Già, ci sarebbe da riflettere anche sulla sfortuna che hanno avuti i Fascisti nell’aver perduto la guerra, sono passati dalla parte sbagliata mentre i vincitori Russi che ancora oggi sono sotto una dittatura mal celata, riescono ad essere pure simpatici! Bellissima Cuba con le sue spiagge di aragoste e puttane minorenni! Il delirio però sta negli opposti, non sei comunista quindi sei fascista. Ed invece avremmo voglia di dire: “Aspetta, io non sono! Semplicemente non sono! Ci sarà un’alternativa a questo gioco dei buoni e cattivi?

A volte tu lo sai, avremmo bisogno di osservare. Mi manchi un po’ ma non è importante, siamo scampati ad altri dolori noi che viviamo nel mezzo, in bilico fra sogno e realtà.

Caro Fabrizio, ti scrivo con ritardo, ma esigenze familiari mi hanno impedito sia di leggere il libro che di scriverti. 

Che dire ? L’argomento di per se è stato affrontato in tante occasioni ma a me sembra che la formula adottata in “ 26 giorni “ sia decisamente originale. Il confronto con le filosofie ( non le chiamo religioni perché non lo sono per come noi le intendiamo ) orientali sia estremamente attuale e sempre stimolante momenti di riflessioni. Ottima l’introduzione che sinteticamente ed esaustivamente concede un piacevole accesso alla lettura. Mi viene in mente un libro che lessi una trentina di anni fa dove un filosofo proponeva un confronto fra Freud e il Buddha sulle tematiche esistenziali fondamentali per l’uomo. Purtroppo non ricordo ne l’autore ne il titolo ma lo sto ricercando per mandartelo. In sintesi un libro da consiliare anche se occorrono alcuni presupposti per coglierne il significato insito nella narrazione.

Ora ti saluto e ti auguro serene festività. A sentirci presto.

Ciao Luigi, Dovunque tu sia.

F. Guzzardi

“La Storia di Noi”

È un progetto di un libro scritto da tutti quelli che vorranno partecipare partendo da questo mio input che sarà rinnovato con cadenza settimanale. In pratica, chiunque lo voglia, potrà continuare il capitolo come meglio crede usando i commenti su facebook oppure in questo blog. I migliori commenti saranno selezionati per proseguire il libro. Possono partecipare scrittori professionisti ( su’ via, non fate i divi) oppure dilettanti o anche alle prime armi. Non si vince niente “SAPEVATELO” ma una volta terminato il libro sarà pubblicato con i nomi di tutti gli scrittori e il ricavato devoluto a una società di beneficienza da stabilire ( magari insieme?)

By F. Guzzardi

Capitolo 1: Il regista e la commessa

A cosa pensi ora, se pensi ancora a te? Quale pretensione se, ho aggiunto alla borsa della spesa un altro particolare, non poco per chi sta bene, stai bene? Tu, voglio dire, ginnastica artificiale e priva di sudore, pensi di esser mai stata più lontana di adesso? Accendi la luce, sinonimo di aprire la strada o la mente ma, ella mente, disse l’attore che appena sceso dal palco inciampò in un amore. Era chiaro però, che usava chiamare così tutti i battiti del cuore che andavano oltre una certa frequenza, quella che di solito transita fra un cappuccino ed un bacio, fra un addio e una attrazione. Attrare, calamitare, appiccicare, incollare, quale dramma era previsto prima di quella fusione di sguardi? Il regista l’aveva solo immaginata, si, l’ultima scena riesce sempre a tutti perché i muscoli del collo sono sempre più rilassati, come dopo un orgasmo, si riesce a dire cose di una follia inaudita oppure il niente, quasi a meditare sul vuoto. Era vuota anche la vita della commessa che applaudiva alla fine di ogni atto. Spettatrice unica, forse pagante (nel senso che ne soffriva) e rimpiangeva di tutto anche l’ultima visita dal ginecologo, lei che a sguardi non aveva mai tradito nessuno, all’improvviso rivoltò il copione e si mise a piangere, come fanno gli artisti di fronte alla bellezza, perché`, dicono non “esiste niente di meglio che il provare invidia delle opere altrui”. 

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“Lei mi stupisce, signora, d’altra parte non creda che per il solo fatto di aver pagato un biglietto, le sia consentita la contemplazione. Contemplare è un dono (un altro?) divino. La divinità esiste nella pazzia e quale maggiore follia esiste se non quella che agita il divoratore di palcoscenico?”

Il regista smise di parlare ma anche il fiato della donna si era accorciato, non capita mai,   l’amore di notte, dopo una giornata di facchinaggio e non fu la volta buona neanche quella, tanto che la commessa strinse le gambe dopo aver preso posizione in prima fila. Sapeva già che l’artista, le avrebbe sputato in faccia qualche verso, capita quando sei in prima fila, capita quando paghi il biglietto.  

Era notte fondo poi, come capita spesso nelle storie inventate, la donna si scusò ancora e lo fece con garbo, come conviene sempre, considerata l’ora. “Lei dottore, è un chiaro esempio di talento inespresso”! E lo disse mentre tirava fuori la lingua ma non in segno di scherno e neanche con sottointesi sessuali, solo stava per vomitare a causa del vino a cui non era abituata.  “E lei viene spesso a quest’ora”? chiese il regista imbarazzato, per poi scoppiare in una risata a cui si unì il ghigno della commessa impaurita. 

Eppure, il teatro vibrava di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Si ascoltavano in lontananza alcune note di quell’autore alternativo, si, uno di quei musicisti di avanguardia dediti all’alcol e alle donne. Assordante, così come si presentava anche la signora in pelliccia di elefante ( pareva) con brillanti di caviale ( licenza poetica). La cassiera inespressiva masticava un chewing gum.

Non credere a tutto ciò che pensi di te stesso

Picture by Canva

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F. Guzzardi 

Sebbene la maggior parte di noi faccia il possibile, in un dato momento, ci saranno inevitabilmente attimi in cui il nostro io non ideale si rialza di brutto, nonostante i nostri più grandi sforzi, le nostre emozioni ci tradiscono ed i comportamenti reattivi si innescano.
Le parti non proprio belle di noi stessi emergono a dispetto di noi. Sono le tendenze che vivono dentro ognuno di noi, i primitivi istinti di base con cui siamo nati e che presto impariamo essere inaccettabili. Questi includono rabbia, avidità, gelosia, dipendenza, procrastinazione e  altri tipi  di comportamenti autodistruttivi.
Carl Jung si riferiva a questi istinti, o lati oscuri delle nostre personalità, come i nostri sé ombra. Sono stati ritratti attraverso i media nel tempo, nei miti, nei film, nelle arti e nella letteratura greca, e incarnati da personaggi famosi da Darth Vader ad Amleto. “L’ombra non è un errore o un difetto”, affermano Connie Zweig e Steve Wolf, autori di Romancing the Shadow: Illuminating the Dark Side of the Soul. “E` la  parte dell’ordine naturale di chi siamo. E non è un problema da risolvere; è un mistero da affrontare. Ha il potere di connetterci alla piu` profonda immaginazione. “
In qualunque modo chiamiamo queste parti della nostra personalità, la cosa importante da ricordare è che sono solo queste parti. Non sono la somma di chi siamo. Tuttavia, se permettiamo loro di dirottare il nostro lato migliore, hanno il potenziale per sabotare le nostre relazioni, il nostro benessere e, in definitiva, le nostre vite.

La consapevolezza è la chiave

 Il paradosso è che se vogliamo cambiare le cose che odiamo di noi stessi, il sé ombra, dobbiamo prima imparare ad accettarle.
“Abbiamo tutti i nostri lati ombra. Non sono il male “, dice Allan Lokos, insegnante di meditazione e autrice di Patience: The Art of Peaceful Living. “È quando non abbiamo consapevolezza che i problemi sorgono. Solo una volta che siamo consapevoli possiamo cambiare “.

Il punto di partenza per questo cambiamento è la consapevolezza. La consapevolezza del nostro comportamento, senza giudizio o critica severa, è al centro della consapevolezza. “Possiamo osservare le nostre azioni e le nostre parole con consapevolezza”, suggerisce Lokos, “e decidere se causano agio o disagio. Possiamo quindi dire a noi stessi: “Questo tipo di pensiero o di parlare non mi servirà bene. Né servirà a chi mi circonda . Posso fare di meglio.'”
Vivere consapevolmente include essere consapevoli delle parole che usiamo. Le parole sono strumenti potenti. Formano le nostre vite, le nostre relazioni e persino il nostro senso del valore. Prima di parlare, prendi quella pausa sacra e chiediti: quel che sto per dire puo` essere d’aiuto? È il caso di dirlo? In caso di dubbio, non dire nulla. Come Lokos, dice: “Non puoi mettere il piede nella nostra bocca se non è aperta”.
È importante anche notare il nostro parlare di sé in negativo e chiederci quali sono le convinzioni che lo rafforzano. Ciò su cui focalizziamo i nostri pensieri diventa l’inclinazione della mente.

 Auto compassione

La consapevolezza è più che semplicemente essere consapevoli; è consapevolezza con auto-compassione. I componenti di auto-compassione includono la gentilezza verso il sé, l’umanità comune (o vedere le nostre esperienze come parte di una più grande esperienza umana piuttosto che isolata), ed essere consapevoli (piuttosto che sovraidentificarsi con i nostri pensieri o sentimenti).
In poche parole, auto-compassione significa trattare te stesso con la stessa gentilezza e umanità con cui tratterai coloro che ami. Non deve essere confuso con l’egoismo o la mancanza di riguardo per gli altri. Al contrario. Non possiamo avere vera compassione per gli altri se non lo facciamo per noi stessi. Quindi, se una relazione sana è ciò per cui ci battiamo, con noi stessi o con gli altri, la compassione non è negoziabile. Ciò include avere compassione per le parti “peggiori” percepite di noi stessi.

 Auto-perdono

Inestricabile dall’autocompiacimento è l’auto-perdono. Forse più difficile del perdonare le malefatte altrui è perdonare noi stessi. Molti di noi hanno avuto momenti in cui desidereremmo poterci riprendere, quando le nostre emozioni ci tradiscono o le nostre parole vengono fuori con meno tatto che d’abitudine . Possiamo ricordare a noi stessi la nostra comune umanità, che siamo tutti sulla stessa barca. Quando ci comportiamo male, l’auto-perdono non significa che sia giusto ripetere quel comportamento. Tuttavia, come afferma Lokos, possiamo osservare quel comportamento e decidere di fare meglio la prossima volta.

Abbraccia il tuo lato peggiore

È importante tenere a mente che le nostre autovalutazioni negative a volte (se non la maggior parte delle volte) sono meno accurate, poiché tendiamo ad essere i nostri peggiori critici. Sì, di tanto in tanto potremmo usare grosse parole verso noi stessi, ma l’obiettivo è di farlo meno spesso. Se ci vergogniamo e incolpiamo noi stessi ogni volta che ci roviniamo, stiamo compromettendo non solo il nostro benessere emotivo e psicologico, ma anche la nostra salute fisica, perché l’aggrapparci alle lamentele, è correlato ad un più alto rischio di malattia.
Gli esseri umani sono intrinsecamente imperfetti e, come tali, commettono errori. Se non cadessimo sulle nostre facce di tanto in tanto, non cresceremmo. Tutto quello che possiamo fare è vivere le nostre vite con le migliori intenzioni, e quando cadiamo semplicemente ammettiamolo e giuriamo di fare meglio la prossima volta. E ricordiamoci che, in ogni momento, la parte migliore di noi sta facendo il meglio che puo`.

 

Filosofia leggera

Sulle tracce della comprensione

By, F Guzzardi
A dire il vero, il mercato dell’informazione si e` largamente democratizzato con l’avvento di internet ma in realta` e come sempre accade, quando c’e` la quantita`, per forza di cose viene a mancare la qualita`.
Ma quali siano le ragioni di questa scarsa qualita` d’informazione o forse sarebbe meglio parlare di “falsa informazione” e` un dato di non semplice soluzione.
La liberta` d’espressione globale che offre la rete internet, ha dato vita a “forme di vita” fino a poco prima impensabili per gran parte della popolazione mondiale. Basti pensare a movimenti politici,di pensiero,associazioni culturali o blogs come questo,per rendersi conto di quale micidiale arma ci siamo dotati.

cheerful young couple using smartphone in modern mall
Photo by Brett Sayles on Pexels.com

Il mondo non e` mai stato cosi` piccolo come negli ultimi 20 anni e basta un click per mettersi in contatto con tutti e con tutto; tanto che anche una semplice azione come uscire fuori per fare un passeggiata, ridiventa un momento piacevole e distensivo.
Ma come tutte le democrazie, anche quella virtuale ha bisogno di crescere; confondere la liberta` d’espressione con libertinaggio e` una costante nelle giovani democrazie. Sui siti sociali, per esempio, molti cercano consensi con affermazioni corredate da foto che lasciano il tempo che trovano.
Molto alla moda l’infierire contro i politici ed i loro guadagni o su altre presunte o vere ingiustizie sociali, tutti possono giustamente dire tutto ma pochi sanno dosare le loro opinioni con moderata riflessione. Se voglio ottenere consensi in FB, mi basta scrivere: “Guardate questo politico, guadagna 10 volte lo stipendio di quest’altro povero pensionato!” oppure : Se siete contro la violenza sui bambini condividete!” ( allegata foto di bimbo che piange)  o ancora : “Quest’artista guadagna in un giorno piu` di quanto guadagni tu in un anno!” (naturalmente l’artista in questione non fa parte dei suoi preferiti) e “questo povero cane, e` stato abbondanato da un cattivo umano” ( ci siamo dotati di un sistema di autoflagellazione che ci rende responsabili di crimini contro la natura).
Poi siamo in grado, non solo di contestare le notizie false, ma anche di replicare di fronte all’evidente. Potenza dell’informazione libera, possiamo non essere d’accordo su fatti reali e condividere semplici e banali trucchetti per ottenere consensi.

Una grande rivoluzione di cui noi cinquantenni percepiamo l’influenza innovativa ma che sembra essere un semplice accessorio per le nuove generazioni nate nell’era dei computers.
Le notizie piu` clamorose sono su internet con il titolo di “Quello che i giornali non vi diranno mai!” (ma chissa` poi perche`?) Perche` mai un giornale dovrebbe omettere quella o questa notizia che (se veramente importante) potrebbe far guadagnare soldi al giornale stesso? ” la nostra ignoranza e` la loro forza!” e` un’altro slogan molto in uso su internet ma chi ti dici di rimanere ignorante? Nessun media impone una notizia, siamo sempre liberi di cambiare canale o giornale o cercare altrove se non siamo sodisfatti e poi chi sono “loro”? Chi trama alle nostre spalle, cosa si nasconde, chi ci vuole ignoranti?
Allora la capacita` di distinguere il bene dal male e di definirlo, e` un elemento molto sottile in mano a noi stessi, possiamo farne uso o non, possiamo  manipolare la realta` a nostro piacimento e renderla accettabile, senza bisogno di tirare in ballo macchiavelliche manipolazioni, questo e` forse un primo passo verso la saggezza, anche se solo virtuale.