La storia di noi 4

Vi ricordo che potete continuare tutte le parti di questo racconto, aggiungendo un commento nella sezione “Commenti” del Blog e questo e` possibile per ogni parte del racconto, elencata nel menu del blog stesso.

By F. Guzzardi : “Il Pacco”

La verità si dice, è quella in bocca ai bambini o ai folli. Gli unici detentori di questa virtù, gli altri, gli adulti, la hanno perso da tempo. 

Le strade degli esseri umani si dividono spesso per poi ritrovarsi, magari in opposte fazioni con punti di vista estremamente diversi. 

Le bombe cominciavano a scoppiare a volte per pure caso, vista la poca dimestichezza degli “operai” più abili a manovrare pezzi metalmeccanici che bombe. Bisognava essere “impegnati” a tutti i costi, il qualunquismo non era piu` accettato e non lo era neanche chi non portava il simbolico basco da semi guerrigliero: Che Guevara, Cuba, L’oscura Unione Sovietica, la cupa Cina e la Germania est, terra di spie e perseguitati, assunsero la luce che non gli competeva. Accecati uomini e donne rivendicavano il loro ruolo nella società, come sempre accade per cicli generazionali, con apparenti ragioni svalutate dal tempo.

I figli dei borghesi si ribellarono al mondo o forse ai loro padri? 

Crescevano le distanze fra “le razze padrone” e gli operai. I primi colpevoli di essersi arricchiti grazie allo sfruttamento dei secondi.

Aldo Fioravanti camminava solo quel giorno, lo videro alla stazione di Bologna, con un pacco in mano. Erano le sette del mattino, era di agosto, i pendolari, pochi, si apprestavano a salire sul diretto per Milano. La ragazza, lei aveva circa 20 anni o forse meno. Si seppe poi, che veniva da Trento, senza fissa dimora, probabilmente appartenente a “Lotta Continua”.

L’uomo con il vestito grigio e il pacchetto di MS in mano si avvicinò solo per un attimo ai due. Li videro scomparire all’ingresso del vagone numero quattro, pochi fecero caso ai movimenti quasi impercettibili dei tre.

La Storia di noi Parte 2

libro

“La Storia di Noi”

Il regista e la commessa prima parte by F. G.

È un progetto di un libro scritto da tutti quelli che vorranno partecipare, partendo da questo mio input che sarà rinnovato con cadenza settimanale. In pratica, chiunque lo voglia, potrà continuare con il capitolo come meglio credo usando i commenti su facebook oppure in questo blog. I migliori commenti saranno selezionati fra i vostri commenti, per proseguire il libro. Possono partecipare scrittori professionisti ( su via non fate i divi) oppure dilettanti o anche alle prime armi. Non si vince niente “SAPEVATELO” ma una volta terminato il libro sarà pubblicato con i nomi di tutti gli scrittori e il ricavato devoluto a una società di beneficienza da stabilire ( magari insieme?)

A cosa pensi ora, se pensi ancora a te? Quale pretensione se, ho aggiunto alla borsa della spesa, un altro particolare, non poco per chi sta bene, stai bene? Tu, voglio dire, ginnastica artificiale e priva di sudore, pensi di esser mai stata più lontana di adesso? Accendi la luce, sinonimo di aprire la strada o la mente ma, ella mente, disse l’attore che appena sceso dal palco inciampò in un amore, era chiaro però, che usava chiamare così tutti i battiti del cuore che andavano oltre una certa frequenza, quella che di solito transita fra un cappuccino ed un bacio, fra un addio e una attrazione. Attrare, calamitare, appiccicare, incollare, quale dramma era previsto prima di questa fusione di sguardi? Il regista l’aveva solo immaginata, si, l’ultima scena riesce sempre a tutti perché i muscoli del collo sono sempre più rilassati, come dopo un orgasmo, si riesce a dire cose di una follia inaudita oppure il niente, quasi a meditare sul vuoto. Era vuota anche la vita della commessa che applaudiva alla fine di ogni atto. Spettatrice unica, forse pagante (nel senso che ne soffriva) e rimpiangeva di tutto anche l’ultima visita dal ginecologo, lei che a sguardi non aveva mai tradito nessuno, all’improvviso rivoltò il copione e si mise a piangere, come fanno gli artisti di fronte alla bellezza, perché`, dicono non “esiste niente di meglio che il provare invidia delle opere altrui”. 

“Lei mi stupisce, signora, d’altra parte non creda che il solo fatto di aver pagato un biglietto, le sia consentita la contemplazione. Contemplare è un dono (un altro?) divino. La divinità esiste nella pazzia e quale maggiore follia esiste se non quella che agita il divoratore di palcoscenico?”

Il regista smise di parlare ma anche il fiato della donna si era accorciato, non capita mai   l’amore di notte dopo una giornata di facchinaggio e non fu la volta buona neanche quella, tanto che la commessa strinse le gambe dopo aver preso posizione in prima fila. Sapeva già che l’artista, le avrebbe sputato in faccia qualche verso, capita quando sei in prima fila, capita quando paghi il biglietto.  

Era notte fondo poi, come capita spesso nelle storie inventate, la donna si scusò ancora e lo fece con garbo, come conviene sempre, considerata l’ora. “Lei dottore, è un chiaro esempio di talento inespresso”! E lo disse mentre tirava fuori la lingua ma non in segno di scherno e neanche con sottointesi sessuali, solo stava per vomitare a causa del vino a cui non era abituata.  “E lei viene spesso a quest’ora”? chiese il regista imbarazzato, per poi scoppiare in una risata a cui si unì il ghigno della commessa impaurita. 

Eppure, il teatro vibrava di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Si ascoltavano in lontananza alcune note di quell’autore alternativo, si, uno di quei musicisti di avanguardia dediti all’alcol e alle donne. Assordante, così come si presentava anche la signora in pelliccia di elefante (pareva) con brillanti di caviale (licenza poetica). La cassiera inespressiva masticava un chewing gum.

Seconda parte del primo capitolo. Vi invito ancora una volt a a partecipare scrivendo la vostra parte della storia nei commenti del blog, con il vostro nome, Invito speciale per gli scrittori Roberto Sironi, Michele Iacono  e Susanna Casubolo ( mia ispiratrice).

Per ispirarvi diciamo che la storia dovrebbe girare attorno agli anni settanta in Italia, alle lotte armate di destra e sinistra.

Allo stesso tempo, accettiamo suggestioni di eventuali  associazioni benefiche a cui devolvere i ricavati del futuro libro.

Il regista e la Commessa parte seconda by F. G

Photo by Genaro Servín on Pexels.com

L’attore si presentò d’istinto, riconoscendo fra l’altro le labbra carnose della commessa che incitava il bel ragazzo a ricordare anche i più intimi particolari del primo e unico lontano incontro. Lui fece finta di niente e le lacrime gocciolarono fra naso e lentiggini, le sole cose sproporzionate del suo corpo di ragazzina che lei, la commessa aveva conservato, in apparenza lo commossero. 

“Mai fidarsi delle lacrime di un’artista! “disse lei “ma di una donna mezza ubriaca certamente si”! 

L’uomo aveva conservato il suo stupore nonostante anni di palcoscenico, si chiamava Aldo, Aldo Fioravanti e viveva d’arte. 

“La Storia di Noi”

È un progetto di un libro scritto da tutti quelli che vorranno partecipare partendo da questo mio input che sarà rinnovato con cadenza settimanale. In pratica, chiunque lo voglia, potrà continuare il capitolo come meglio crede usando i commenti su facebook oppure in questo blog. I migliori commenti saranno selezionati per proseguire il libro. Possono partecipare scrittori professionisti ( su’ via, non fate i divi) oppure dilettanti o anche alle prime armi. Non si vince niente “SAPEVATELO” ma una volta terminato il libro sarà pubblicato con i nomi di tutti gli scrittori e il ricavato devoluto a una società di beneficienza da stabilire ( magari insieme?)

By F. Guzzardi

Capitolo 1: Il regista e la commessa

A cosa pensi ora, se pensi ancora a te? Quale pretensione se, ho aggiunto alla borsa della spesa un altro particolare, non poco per chi sta bene, stai bene? Tu, voglio dire, ginnastica artificiale e priva di sudore, pensi di esser mai stata più lontana di adesso? Accendi la luce, sinonimo di aprire la strada o la mente ma, ella mente, disse l’attore che appena sceso dal palco inciampò in un amore. Era chiaro però, che usava chiamare così tutti i battiti del cuore che andavano oltre una certa frequenza, quella che di solito transita fra un cappuccino ed un bacio, fra un addio e una attrazione. Attrare, calamitare, appiccicare, incollare, quale dramma era previsto prima di quella fusione di sguardi? Il regista l’aveva solo immaginata, si, l’ultima scena riesce sempre a tutti perché i muscoli del collo sono sempre più rilassati, come dopo un orgasmo, si riesce a dire cose di una follia inaudita oppure il niente, quasi a meditare sul vuoto. Era vuota anche la vita della commessa che applaudiva alla fine di ogni atto. Spettatrice unica, forse pagante (nel senso che ne soffriva) e rimpiangeva di tutto anche l’ultima visita dal ginecologo, lei che a sguardi non aveva mai tradito nessuno, all’improvviso rivoltò il copione e si mise a piangere, come fanno gli artisti di fronte alla bellezza, perché`, dicono non “esiste niente di meglio che il provare invidia delle opere altrui”. 

Photo by Alberto Bigoni on Unsplash

“Lei mi stupisce, signora, d’altra parte non creda che per il solo fatto di aver pagato un biglietto, le sia consentita la contemplazione. Contemplare è un dono (un altro?) divino. La divinità esiste nella pazzia e quale maggiore follia esiste se non quella che agita il divoratore di palcoscenico?”

Il regista smise di parlare ma anche il fiato della donna si era accorciato, non capita mai,   l’amore di notte, dopo una giornata di facchinaggio e non fu la volta buona neanche quella, tanto che la commessa strinse le gambe dopo aver preso posizione in prima fila. Sapeva già che l’artista, le avrebbe sputato in faccia qualche verso, capita quando sei in prima fila, capita quando paghi il biglietto.  

Era notte fondo poi, come capita spesso nelle storie inventate, la donna si scusò ancora e lo fece con garbo, come conviene sempre, considerata l’ora. “Lei dottore, è un chiaro esempio di talento inespresso”! E lo disse mentre tirava fuori la lingua ma non in segno di scherno e neanche con sottointesi sessuali, solo stava per vomitare a causa del vino a cui non era abituata.  “E lei viene spesso a quest’ora”? chiese il regista imbarazzato, per poi scoppiare in una risata a cui si unì il ghigno della commessa impaurita. 

Eppure, il teatro vibrava di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Si ascoltavano in lontananza alcune note di quell’autore alternativo, si, uno di quei musicisti di avanguardia dediti all’alcol e alle donne. Assordante, così come si presentava anche la signora in pelliccia di elefante ( pareva) con brillanti di caviale ( licenza poetica). La cassiera inespressiva masticava un chewing gum.